Quando finirà la battaglia tra Qualcomm e Apple sui brevetti? Non è dato saperlo. Al momento si conosce soltanto l’ennesima controffensiva di una delle due parti in gioco. Ad agire questa volta è stato il produttore di chip, che ha deciso di citare in giudizio presso un tribunale californiano quattro fornitori asiatici di componenti della Mela per aver interrotto il pagamento di royalty, in seguito alle indicazioni arrivate proprio da Cupertino. Le aziende citate da Qualcomm nell’ingiunzione sono Foxconn, Pegatron, Wistron e Compal e l’accusa della società è quella di aver violato gli accordi di licenza esistenti. L’oggetto del contendere è la fornitura di modem Lte utilizzati da Apple negli iPhone e negli iPad dotati di connettività cellulare. Secondo la Mela, Qualcomm avrebbe imposto per anni prezzi troppo alti e variabili in base alle capacità di storage dei modelli di iPhone: specifiche che non avrebbero nulla a che fare con l’implementazione di chip modem.

Inoltre, Cupertino sostiene che il produttore californiano avrebbe promesso più di una volta di applicare degli sconti: cosa, secondo la società guidata da Tim Cook, mai verificatasi. In attesa di una risoluzione per vie legali della vicenda (Apple ha chiesto a Qualcomm un miliardo di dollari di risarcimento), la Mela ha praticamente imposto ai propri partner asiatici di interrompere i pagamenti delle royalty.

Decisione che, come annunciato da Qualcomm, causerà un ammanco nelle casse del chip maker di circa 500 milioni per il trimestre in corso. L’azienda ha contestato pesantemente il comportamento di Apple, accusandola di interferire con la propria attività. Gli accordi in essere con Foxconn, Pegatron, Wistron e Compal, questa è la tesi di Qualcomm, riguarderebbero infatti anche altre tecnologie e avrebbero origine prima dell’arrivo sul mercato dell’iPhone del 2007.

 

 

La Mela non avrebbe quindi alcun diritto a ficcare il naso nella vicenda. Certo è che Cupertino non è l’unica realtà a puntare il dito contro Qualcomm. Il chip maker deve rispondere anche alle accuse della Federal Trade Commission (Ftc) statunitense: l’ente che regola il commercio Usa sta indagando su presunte attività non concorrenziali della compagnia, la quale avrebbe violato ripetutamente specifici accordi commerciali e abusato della propria posizione dominante per trarre profitti non giustificati.