Nei telefoni Ip diffusi nelle aziende di tutto il mondo si “nascondono” dei veri e propri Pc in miniatura, che non permettono solo di gestire le chiamate (la funzionalità base), ma dispongono anche di numerose altre funzionalità. È fondamentale quindi mantenerli aggiornati per approfittare di hardware e software sempre più performanti. Ma non solo: ci sono anche altri elementi di cui tenere conto, come la sicurezza, l’interoperabilità e il design. Ce ne parla Pietro Bertera, global support & training director di Snom Technology.

L’avvento di nuove piattaforme di unified communication and collaboration (Ucc) più versatili di un mero sistema telefonico risalente agli albori del Voice over Ip, oltre all’esigenza di avvalersi subito delle funzionalità dell’apparecchio da scrivania stanno spingendo molte aziende a dotarsi di terminali di nuova generazione. Ma quali sono i segnali che dovrebbero far capire alle imprese che l’obsolescenza è ormai inesorabilmente arrivata e che è giunto il momento di aggiornare i sistemi? Ecco i tre indizi principali. Innanzitutto, le specifiche tecniche. Hai mai considerato che nel tuo telefono Ip si trova un vero e proprio computer in miniatura? Lavoreresti con un Pc prodotto 12 anni fa? Una scheda madre, un chipset, una memoria e una Ram, un display Lcd, un sistema operativo con interfaccia Web, componenti hardware per la connessione alla rete aziendale, un tastierino e un jack per cuffie cablate. No, non si tratta di un vecchio computer ma degli elementi che, insieme alla cornetta costituivano un decennio fa la stragrande maggioranza dei telefoni Ip. Piccoli Pc in miniatura in uno chassis di materiale plastico adatti a compiti semplici: ricevere ed effettuare chiamate, leggere a display il numero selezionato o altre indicazioni e accedere alle opzioni del menu del dispositivo stesso. Ma ai moderni telefoni Ip si chiede molto di più.

In oltre un decennio la tecnologia ha fatto passi da gigante dal punto di vista di hardware e software. I terminali con un chipset ormai datato e una Ram di dimensioni ridotte difficilmente sono in grado di gestire i nuovi firmware, pensati per componenti più potenti. È un po’ come voler installare applicazioni a 64 bit su un Pc da 32, voler aggiornare a Windows 10 un sistema con pochi megabit di Ram e di disco fisso o volerlo integrare in una complessa architettura di rete con protocolli e directory incomprensibili perché molto più avanzate. In più, i firmware non solo dotano i terminali Ip di nuove funzionalità, ma chiudono anche eventuali vulnerabilità. Un punto che merita osservazioni specifiche.

 

Pietro Bertera, global support & training director di Snom Technology

 

Sempre sfruttando il parallelismo con i Pc pensiamo ai sistemi con Windows Xp, non più aggiornabili, con tutte le conseguenze che ne derivano sul fronte della sicurezza. Nel caso di terminali non più modificabili per carenza di risorse computazionali è facile immaginare lo stesso tipo di problematica. Con il passare del tempo risulterà più facile abusare di un telefono Ip datato per procurarsi accesso illecito alla rete. Se anche il vecchio dispositivo venisse impiegato per effettuare solo chiamate, il punto “sicurezza” dovrebbe comunque far suonare qualche campanello d’allarme.

Il secondo elemento riguarda l’interoperabilità. L’utente percepisce la qualità e versatilità della soluzione Ucc adottata in azienda attraverso il device Ip che ha sul tavolo. Per questo motivo è fondamentale garantire la massima interoperabilità tra i terminali in dotazione e la centrale. Sono ormai numerose le funzioni di collaboration e office automation che vanno ben al di là della mera telefonia e che vengono erogate tramite i moderni dispositivi.

E che dire delle nuove modalità di configurazione automatica e gestione remota dei terminali Ip attraverso il centralino? Si tratta di caratteristiche fruibili a seconda del livello di interoperabilità tra l’apparecchio e la piattaforma per la telefonia e che fanno indubbiamente la differenza tra un’implementazione in stile patchwork, realizzata con i debiti compromessi, e un’installazione rapidissima di un ampio numero di dispositivi. Se ci si vuole dotare di una moderna soluzione Ucc, magari ospitata nel cloud, forse è ora di dire addio al vecchio apparecchio.

Infine, possiamo dire che anche l’occhio vuole la sua parte. Se confrontiamo i device Ip di un decennio fa con quelli di nuova generazione la differenza lato design è abissale. Certo, l’aspetto del terminale non è un criterio essenziale di scelta, se non in ambienti particolarmente attenti allo stile degli arredi e degli accessori. Ma che impressione darebbe un telefono visibilmente obsoleto in una camera di un cinque stelle lusso o negli uffici dirigenziali delle grandi aziende?

E non solo. I moderni dispositivi interagiscono con l’ambiente che li circonda, un “comportamento” irrealizzabile con i vecchi telefoni Ip. E siamo onesti, le etichette di carta scritte a matita per identificare i tasti funzione hanno fatto il loro tempo: è giunta l’era dei display a colori ad alta leggibilità.