Red Hat ha reso disponibile Red Hat Enterprise Virtualization 3.0 beta , software per la virtualizzazione dedicato alle aziende. Parallelamente l'azienda ha creato un gruppo di discussione online dedicato agli utenti di Red Hat Enterprise Linux, con l'obiettivo di rendere più partecipativo lo sviluppo della versione 7.
Red Hat Enterprise Virtualization 3.0 beta usa la tecnologia hypervisor Virtual Machine Kernel-based (KVM), che ha trovato l'apprezzamento di clenti come Dreamwork e NTT Communication. Red Hat ha introdotto molte novità a quella che oggi è "un'applicazione Java che gira su JBoss Enterprise Application Platform su Red Hat Enterprise Linux".
In particolare l'azienda sottolinea l'aggiornamento dell'hypervisor, le prestazioni migliorate (supporta fino a 128 CPU logiche e fino a 64 vCPU), e un portale di amministrazione potente e versatile.
Ma Red Hat non è solo virtualizzazione, anzi è nota al grande pubblico sopratutto per le distribuzioni Linux. E per migliorare la "distro" Enterprise Linux invita gli utenti al forum Red Hat Enterprise Linux 7 Ideas.
Con questo strumento chi usa davvero Red Hat Enterprise Linux potrà esprimere la propria opinione e dialogare con gli sviluppatori riguardo a cosa vada migliorato nel sistema operativo.
"Tutti i nostri clienti e partner sono i benvenuti all'interno del gruppo Red Hat Enterprise Linux 7 Ideas per contribuire e collaborare insieme ad altri utenti ed agli specialisti di Red Hat, a rendere la prossima versione del nostro sistema operativo enterprise più efficiente che mai", spiega Jim Totton, vice president e general manager, Platform Business Unit, Red Hat.
Infine ma non ultimo Pierre Fricke, dirigente della divisione middleware di Red Hat, si è espresso riguardo al concetto di SOA – Service Oriented Architecture. Questa "per Red Hat non è un concetto di marketing né una fissa, ma un approccio alla realizzazione di applicazioni e servizi che prepara le imprese per un mondo ancora più distribuito".
Dal conto corrente bancario ai social network, oggi la maggior parte dei servizi che usiamo ha una SOA a sostenerla. " Focus quindi sulla catena di strumenti per lo sviluppo di applicazioni basate sul cloud, che migliora lo sviluppo, l'implementazione e la gestione della produttività", afferma Frickle.
"Riteniamo che le architetture SOA siano critiche per il cloud. Le applicazioni sono servizi all'interno della SOA e una volta che la service fabric è definita, sviluppata e implementata, l'architettura SOA facilita l'integrazione dei servizi in utili processi di business. Questi flussi devono accedere e integrare dati, applicazioni, servizi, regole di business e altri processi per fornire valore all'azienda e a clienti, partner e stakeholder".
In altre parole se la migrazione al cloud computing è tanto vantaggiosa quanto inevitabile allora dovremmo imparare a conoscere anche questo nuovo concetto.