Il progetto di rete telefonica di nuova generazione (Ngn) stava per partire a marzo. Fastweb, Wind e Vodafone avevano fissato per l'inizio del mese scorso la presentazione ufficiale di Newco, una società che avrebbe dovuto realizzare la rete alternativa a Telecom Italia. Poi, com'è noto, è esploso in modalità dirompente lo scandalo TI Sparkle/Fastweb e tutto di conseguenza è stato congelato.
La battaglia per la fibra
Secondo quanto riporta il quotidiano La Repubblica, Newco avrebbe
organizzato sono un'unica regia gli asset delle fondatrici e coagulato gli investimenti per un importante piano di sviluppo.
"Il progetto prevede la costituzione di una società partecipata dagli operatori alternativi che si occupi della realizzazione e della manutenzione della Ngn, mentre i servizi ai clienti finali verranno erogati dai singoli operatori in regime di piena concorrenza", si legge nelle slide giunte nella redazione del quotidiano. "L’obiettivo è il
cablaggio delle maggiori 15 città, dove vivono 10 milioni di abitanti. I tempi di realizzazione sono stimati in 5 anni e l’
investimento relativo in 2,5 miliardi di euro".
Si parla quindi dell'implementazione della tecnologia "Fiber to the home", praticamente la soluzione più costosa in assoluto che prevede l'arrivo della fibra ottica direttamente negli appartamenti. Alla poltrona di Newco due i nomi in pole position: Stefano Parisi di Fastweb e Francesco Caio, il superconsulente del governo.
A questo punto viene da pensare che si sia trattata di una
strana coincidenza. A un soffio dalla prima rivoluzione TLC italiana, salta tutto. I complottisti avranno materiale per dibattere.
Ora, per la precisione vorrei che fosse chiaro che la
magistratura ha compiuto il suo dovere - fino a prova contraria. Affermare, senza alcuna evidente prova, che sia stata sguinzagliata per bloccare il progetto è una stupidaggine. All'estremo opposto si potrebbe pensare allora che lo scoop intercettato da La Repubblica sia una geniale trovata marketing.