Google fa sentire la propria (potente) voce sulla riforma europea del diritto d’autore. A fine febbraio la Commissione affari giuridici del Parlamento della Ue ha approvato l’accordo informale siglato tra i negoziatori del Consiglio e dell’Eurocamera sul pacchetto di norme destinate a trasformare il copyright, soprattutto nelle parti che riguardano il digitale. La riforma è ora attesa al voto della plenaria, che si riunirà a Strasburgo dal 25 al 28 marzo. La nuova legge sta procedendo, malgrado l’opposizione di alcuni Paesi, fra cui l’Italia. Alcune forze politiche contestano soprattutto gli articoli 11 e 13 della normativa, che riguardano rispettivamente l’introduzione della cosiddetta “link tax” e i filtri automatici che piattaforme come Youtube dovrebbero integrare per impedire la pubblicazione di contenuti protetti da diritto d’autore.

Non a caso, nel suo blog post di commento alla riforma, Google ha citato il proprio servizio di video sharing. “La direttiva impone dei requisiti vaghi e mai testati prima, che potrebbero risultare in un blocco eccessivo dei contenuti per limitare il rischio legale”, ha scritto Kent Walker, svp of global affairs di Big G. “E servizi come Youtube che accetteranno upload con informazioni sul copyright non chiare, parziali o contese potranno incappare in ulteriori azioni legali”.

“Il testo dovrebbe essere più chiaro […] sulle possibilità per i detentori di diritti di collaborare per identificare i loro contenuti, dando ad esempio alle piattaforme file di riferimento, così come dati cruciali (come gli Url) per facilitare l’identificazione e la rimozione di contenuti contrari al copyright”, ha aggiunto l’azienda californiana. “L’articolo 13 potrebbe impattare un gran numero di piattaforme, grandi e piccole, molte europee. Qualcuna non sarà in grado di affrontare i rischi”.

Google riconosce comunque alcuni elementi positivi dell’articolo 13, compresa l’esenzione di responsabilità per le realtà che potranno dimostrare di aver fatto di tutto per rimuovere dal Web contenuti protetti dal diritto d’autore. Big G sottolinea anche gli aspetti migliori dell’articolo 11, a partire dalla possibilità per gli editori di garantire licenze alle organizzazioni (come gli aggregatori di notizie) intenzionate a pubblicare online stralci di articoli o di altro materiale.

“Ma l’ultima versione della normativa danneggia gli editori piccoli ed emergenti e limita il numero di fonti accessibili ai consumatori. Dal punto di vista della direttiva, sarà vietato mostrare qualsiasi cosa oltre ai meri fatti, hyperlink e ‘parole individuali e brevi estratti’. Questo approccio creerà incertezza e, ancora una volta, potrebbe portare i fornitori di servizi a limitare i contenuti disponibili”, ha concluso Google.