RIM intende dismettere la produzione del BlackBerry PlayBook da 16 GB, la versione più economica del suo tablet che a quanto pare sta ricevendo pochissimi consensi. Il prodotto resterà in commercio fino a quando non andranno esaurite tutte le scorte a magazzino, dopodiché cesserà di esistere. L'intenzione è quella di proseguire con la produzione delle versioni da 32 GB e da 64 GB, che hanno una maggiore capacità di archiviazione e per questo sembrano avere più chance di successo.
RIM non produrrà più il PlayBook da 16 GB
Il modello da 16 GB aveva dalla sua un prezzo appetibile, in Italia si trova online a circa 199 euro, mentre quelli da 32 e 64 GB costano rispettivamente 259 e 299 euro: prezzi senza dubbio più accessibili dell'iPad di Apple, che parte da 399 euro per il modello precedente e da 479 euro per quello di ultima generazione, ma ormai è noto che i prodotti della Mela hanno un appeal che va oltre il listino. A questo si unisce un sistema operativo QNX per lo più sconosciuto, che per lunghi mesi dalla data di annuncio non ha consentito di scaricare le App Android dal market di Google come promesso, tagliando fuori una buona parte di clienti consumer.
Ora il problema è stato risolto ma BlackBerry è un marchio che in ambito consumer è poco quotato. Nel settore professionale la musica cambia perché storicamente i terminali BlackBerry hanno fatto parte della dotazione di moltissime aziende, tuttavia la crisi che sta interessando RIM nell'ultimo anno e le voci di una possibile cessione degli asset stanno facendo abbassare la fiducia delle aziende verso il brand. L'esatto contrario di quello che succede a Apple, che a quanto pare sta facendo proseliti anche in ambito professionale grazie alla consumerizzazione dell'IT.
Nonostante il fiasco di vendite del PlayBook e le previsioni funeste degli analisti, che lo danno per spacciato da un semestre, RIM ribadisce l'intenzione di non mollare il colpo con i modelli di fascia media e alta. Il motivo è che, a parte il formato tablet, il PlayBook è strategicamente importante in quanto è il primo prodotto a utilizzare il sistema operativo QNX che RIM intende integrare nei propri cellulari delle prossime generazioni.
L'azienda canadese sta quindi spingendo sugli sviluppatori di software affinché creino applicazioni da usare oggi con il tablet, ma domani con gli smartphone, che a questo punto avrebbero già un ecosistema interessante al momento dell'esordio. Il problema è che alle intenzioni ineccepibili si contrappone una realtà molto differente, con Apple che domina il mercato tablet incontrastata, il Kindle Fire che dopo l'exploit del primo trimestre si è sgonfiato, a dimostrazione che il prezzo allettante non è da solo un'arma vincente.
Resta l'incognita Android: i tablet con il sistema di Google sono tanti ma continuano a racimolare vendite scarse e l'azienda di Mountain View non sembra capace di trovare la ricetta per dare al robottino verde lo stesso successo planetario che riscuote con gli smartphone. Per non parlare del fatto che alle porte c'è Microsoft con un'armata di tablet Windows 8 pronti a esordire a ottobre con un punto di forza che Android non si può permettere: un sistema operativo compatibile con quelli installati nei PC di tutto il Pianeta.
La sensazione è che il settore dei tablet sia in evoluzione e che a fine anno ci si debba aspettare una rivoluzione forte che potrebbe persino cambiare gli assetti attuali. Non è ancora dato sapere se Microsft spodesterò Apple o se Android riuscirà a risollevare vendite deludenti con qualche trovata dell'ultimo minuto, ma in quest'equazione una certezza c'è: il PlayBook non ha chance perché i tre colossi di cui abbiamo parlato sono già una folla in un settore tutto sommato piccolo in cui per vincere bisogna essere molto più grandi e cattivi di RIM.