La Russia alza la posta contro gli Stati Uniti a seguito
delle sanzioni di Washington. Dopo la cooperazione spaziale adesso a rischiare
di essere colpiti sono i due maggiori produttori statunitensi di chip: Intel e
AMD.
Secondo la stampa locale infatti, la Russia starebbe
progettando di escludere le CPU Intel e
AMD dalla dotazione dei sistemi pubblici a favore di un processore "fatto
in casa", da sviluppare sulla base dell'architettura ARM. Il nuovo chip
dovrebbe chiamarsi "Baikal" e sarebbe una versione modificata dell'ARM
Cortex-A57, con almeno otto core e 2 GHz (o più), prodotto a 28 nanometri.
Putin
Putin avrebbe già selezionato anche che aziende che se ne
occuperebbero: le russe T-Platforms, Rostec e Rosnano. L'agenzia di stampa
ufficiale russa ITR-TASS conferma che Baikal "sarà installato sui computer
governativi e nelle aziende controllate, che acquistano 700.000 computer all'anno per un valore di 500 milioni di dollari e
300.000 server per una spesa di 800 milioni.
Oltre alla rappresaglia economica il motivo che potrebbe
avere spinto Putin a questa decisione potrebbe riallacciarsi allo scandalo NSA,
a seguito del quale la Russia fornisce asilo politico a Edward Snowden. Non è
noto se la talpa abbia rivelato all'intelligence russa dettagli ancora
sconosciuti in occidente, ma certo l'operazione di spionaggio globale non fa
piacere a Putin. Oltre tutto non è un segreto che il Presidente sogni da tempo
di rendere la propria nazione "libera" dalle tecnologie straniere mediante
la creazione di una Silicon Valley russa:
questa potrebbe essere l'occasione buona.
Del resto però il Cremlino non ha spiegato i motivi
della decisione, a parte un risparmio di soldi che suona poco credibile alla
luce del quadro politico economico contingente, quindi si possono solo fare
congetture.