Periodo movimentato per Salesforce, nel bene e nel male. L’azienda di San Francisco ha recentemente rinnovato la propria offerta di Crm erogato come Software-as-a-Service, ma è anche stata protagonista di un non simpatico episodio di licenziamento di due ingegneri informatici, colpevoli di aver rivelato al pubblico di una conferenza i dettagli di un progetto. Andiamo per ordine, dicendo che Salesforce Service Cloud è stato aggiornato per poter facilitare la creazione di applicazioni, per migliorare l’esperienza d’uso da mobile e la produttività.

 

Tra le novita c’è una funzione che permette di “realizzare un customer service moderno in un giorno”, a detta di Salesforce, grazie a modelli di gestione predefiniti (che non necessitano programmazione in codice), strumenti drag-and-drop, supporto per l’integrazione dei dati tratti da email e social network. Sul marketplace di AppExchange, inoltre, sono a disposizione applicazioni compatibili con Salesforce e utili per la gestione dei call center, il monitoraggio degli oggetti  Internet of Things e altre attività specifiche per settori verticali.

 

L’interfaccia desktop Lightning Service Console, inoltre, è stata aggiornata con lo scopo di aiutare il customer service a risolvere più rapidamente le segnalazioni e i problemi. Va segnalato anche l’update delle applicazioni iOS e Android di Service Cloud Mobile, ora arricchite con funzioni di gestione e prioritizzazione dei casi e con il supporto alle notifiche push. Lo scopo più generale di tutti questi miglioramenti, a detta di Salesforce, è quello di permettere ad aziende di qualsiasi dimensione di velocizzare e personalizzare meglio il proprio servizio clienti, con particolare attenzione alle “community” di utenti online.

 

 

 

Meno piacevole è la notizia del licenziamento di due ingegneri informatici, esperti di sicurezza con profilo senior, colpevoli di aver -in buona fede - svelato i dettagli di uno strumento usato internamente da Salesforce. Il  director of offensive security, Josh Schwartz, e il senior offensive security engineer John Cramb, entrambi residenti in Australia, ne avevano parlato settimane fa dal palco della conferenza Def Con, dunque pubblicamente e certi - evidentemente - di non violare la volontà di alcun dirigente di Salesforce.

 

Meatpistol, questo il nome del progetto non più top-secret, è uno strumento di testing delle difese It, su cui Cramb e Schwart stavano lavorando. Non è casuale, nella scelta del nome, l’acronimo del più noto strumento open source Metasploit, e infatti (secondo un tweet di Cramb) l’intento sarebbe stato quello di renderlo aperto e fruibile. All’interno di Salesforce non tutti erano d’accordo, tant’è che a poche ore dal loro intervento sul palco di Def Con i due hanno ricevuto un avviso di licenziamento (raccontato subito su Twitter, con varie smentite e controsmentite successive). Pare, come racconta The Register, che la società californiana avesse avvisato i due oratori tramite messaggio, chiedendo di non parlare di Meatpistol, ma i due non avrebbero letto la comunicazione se non troppo tardi.

 

In questi giorni in Rete si parla anche di una possibile “nuvola” in arrivo nel cielo di Salesforce. Appboy, una startup di New York nata nel 2011 e specializzata in software per il marketing, ha appena incassato un finanziamento di 50 milioni di dollari da Iconiq Capital e da altri investitori, portando a 93,6 milioni la somma dei fondi ricevuti a oggi. La tecnologia di Appboy, in particolare, permette alle aziende di personalizzare le interazioni con i propri clienti, a prescindere dal fatto che questi ultimi interagiscano da browser su un sito Web tradizionale oppure da mobile. Fra chi la utilizza spiccano i nomi di Microsoft, Abc News, AirBnb e Citibank.