E se Samsung Electronics si dividesse in due? Le indiscrezioni su un imminente split del colosso sudcoreano hanno iniziato a prendere peso nelle ultime ore, dopo che il quotidiano Seoul Economic Daily ha riportato come uno dei fondi attivisti della società, l’hedge Elliot Management (titolare dello 0,6 per cento del capitale di Samsung), starebbe continuando a fare pressione sull’azienda su diversi fronti. Lo split potrebbe essere portato a termine per aumentare il valore del gruppo, al momento sottovalutato addirittura del 70 per cento, ma il fondo avrebbe anche chiesto a Samsung di aggiungere al board tre consiglieri indipendenti, di quotarsi a Wall Street (e non solo quindi a Seul) e di attribuire agli azionisti un dividendo straordinario pari a circa 26 miliardi di dollari. Sicuramente, non si tratta di cose da poco.

Le pressioni di Elliott Management sono in realtà iniziate già a ottobre, quando il fondo ha inviato ai dirigenti di Samsung una lettera con cui si delineavano le opportunità della separazione in due gruppi distinti. Il board si è riunito a Seul nella notte italiana e, secondo quanto stanno riportando in queste ore i quotidiani sudcoreani e le testate economiche, il progetto sarebbe stato approvato e la strategia avrebbe questa forma.

Un ramo sarebbe incarnato dalla holding principale, affiancata da una realtà più industriale e operativa diretta probabilmente da un manager esterno: una mossa per accontentare i principali azionisti non sudcoreani, considerato che oltre il 50 per cento delle azioni di Samsung sono ad oggi detenute da investitori d’oltreoceano. L’azienda “ha intrapreso negli ultimi anni un percorso per semplificare il proprio business e concentrarsi su caratteristiche core”, ha dichiarato il gruppo in una nota riportata da The Korea Herald.

 

Lee Jae-Yong, attuale vicepresidente di Samsung e figlio del patron Lee Kun-hee

 

È un momento cruciale per Samsung. La società deve ancora riprendersi dallo shock dei Note 7 incendiari e sta affrontando un fondamentale passaggio di consegne (e generazionale) al vertice. Il patriarca del chaebol, Lee Kun-hee, è ormai fuori dai giochi dopo l’infarto che lo colpì nel 2014 e ai vertici della compagnia si è insediato il figlio, Lee Jae-Yong, con il ruolo di vicepresidente. Ma è quasi scontato nei prossimi mesi il suo passaggio formale alla carica di presidente.

La decisione è stata presa, ma serviranno almeno sei mesi per vagliare tutte le possibilità. Non è quindi detto che il processo si concluda come “chiesto” dai fondi attivisti. Inoltre, il board ha approvato l’aumento dei dividendi, ma di “soli” 4.000 miliardi di won per il 2016, pari a circa 3,4 miliardi di dollari. Si tratta comunque di una crescita del 30 per cento rispetto all’anno scorso.