Samsung torna al 1994, ma con le tecnologie di oggi. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal e confermato in un comunicato diffuso però in lingua coreana, il chaebol vorrebbe infatti ributtarsi nel business automobilistico, a distanza di oltre vent’anni dalla fondazione di Samsung Motors, marchio poi ceduto per l’ottanta per cento alla francese Renault. La differenza con la produzione degli anni Novanta è però sostanziale: l’obiettivo del colosso è realizzare componenti per le auto a guida autonoma e per i veicoli connessi a Internet. Samsung è pronta così ad affiancarsi ad altri giganti, come Apple e Google, da tempo impegnati in progetti di macchine a guida totalmente autonoma? È presto per dirlo, ma secondo le fonti sentite dal Wall Street Journal, l’azienda asiatica vorrebbe fare sul serio. Sarebbe infatti quasi pronto un team di sviluppo dedicato, che andrà a costituire una business unit totalmente separata dalle altre principali divisioni del gruppo: mobile, elettronica di consumo e chip-display.

Le soluzioni realizzate dalla nuova unità potrebbero poi essere vendute ai principali marchi sudcoreani, ma non solo, per la realizzazione di sistemi di infotainment avanzati e di guida assistita. Samsung, che in questi giorni è stata al centro dell’attenzione per notizie di riassetti manageriali e di cronaca giudiziaria, deve cercare di trovare nuove vie di crescita a causa di prestazioni deludenti degli smartphone, destinati a chiudere con profitti in calo per il secondo anno consecutivo.

Il colosso sudcoreano è ancora il primo produttore di cellulari al mondo, ma quella che una volta era il fiore all’occhiello del chaebol, vale a dire Samsung Electronics, è in affanno da diversi trimestri e paga duramente l’agguerrita concorrenza di Apple sul mercato di fascia alta e dei produttori cinesi su quello medio-basso. Siccome gli smartphone pagano meno di un tempo, è doveroso diversificare. Il business delle auto a guida autonoma dal punto di vista economico è ancora pari a zero, ma è indispensabile non farsi trovare impreparati e investire il prima possibile per non perdere il giro di giostra.

Anzi, forse Samsung è già in ritardo, considerando i lavori portati avanti negli ultimi anni da Google e Apple. Si dovrà vedere su quali elementi si concentreranno ricerca e sviluppo dell’azienda asiatica. Se il colosso di Seul si limiterà a produrre e a vendere componenti derivanti dal proprio expertise nel settore mobile, potrà sfruttare al massimo il vantaggio competitivo sui concorrenti, riducendo il rischio ai minimi termini. Diverso se la strategia aziendale abbraccerà in futuro anche la produzione diretta di parti “automobilistiche” in senso stretto.

 

 

Comunque, l’enorme potenza di fuoco della società e i campi in cui ha interessi – ingegneria, chimica, costruzioni e così via – potranno diventare una leva interessante per lo sviluppo di soluzioni per il mercato dell’automotive, riunendo così le diverse tecnologie in una piattaforma unica che potrebbe diventare il punto di incontro di buona parte dell’offerta Samsung. Certo, i cicli dell’industria automobilistica sono diversi da quelli dell’elettronica di consumo e questo potrebbe spostare i profitti più in là nel tempo.

Ma c’è chi si dimostra ottimista fin da subito. “Adesso che Samsung Electronics ha deciso di rimboccarsi le maniche (mettendo a disposizione il proprio expertise per questo nuovo corso, ndr), il gruppo dovrà sbrigarsi per dispiegare una strategia che consolidi in modo efficace tutte le diverse parti sotto un ombrello unico”, ha dichiarato alla Reuters Kim Young-woo, analista di Sk Securities.