Lo Stivale è tornato a popolarsi di nuove piccole e medie imprese. Lo ha rilevato il Rapporto Cerved Pmi 2016, che ha sottolineato come le aziende italiane tra 10 e 250 dipendenti (con un fatturato compreso fra i due e i cinquanta milioni di euro) sviluppino un fatturato complessivo di 852 miliardi di euro, per un valore aggiunto economico di 196 miliardi. Una cifra che corrisponde grossomodo al 12 per cento del Pil nazionale. “Nel 2015 il loro numero ha superato quota 137mila, con un incrementato dello 0,4 per cento rispetto all’anno precedente”, ha commentato Marco Nespolo, amministratore delegato di Cerved, in occasione della presentazione del Rapporto a Milano. Per il numero uno dell’information provider questo “è un dato estremamente positivo, accompagnato da chiari segnali di miglioramento anche per quanto riguarda tutti gli altri indicatori monitorati”.

I ricavi delle Pmi, ad esempio, sono cresciuti del 3,1 per cento e circa la metà di queste realtà ha un bilancio classificabile come solvibile. “Un aumento di quasi dieci punti percentuali rispetto al 2007”, ha aggiunto Nespolo. Le piccole e medie imprese italiane rappresentano oltre un quinto (22%) di tutte le aziende che hanno depositato un bilancio in attivo e ad oggi occupano circa quattro milioni di persone. Sono, in sintesi, ancora la spina dorsale dell’imprenditoria della Penisola.

Rispetto al complesso delle società non finanziarie, le Pmi pesano per il 37 per cento in termini di fatturato, per il 41 per cento in valore aggiunto e per il 29 per cento secondo i debiti finanziari. L’esposizione bancaria pesa infatti circa 240 miliardi di euro. A tirare la volata complessiva è stato soprattutto il settore dell'industria, affiancato da quello dei servizi, mentre sono rimaste più in difficoltà le costruzioni, anche se per la prima volta dal 2008-2009 hanno mostrato lievi segnali di miglioramento. Nonostante i numeri siano in crescita, quindi, rimane ancora molto da fare per riuscire a tornare ai livelli di redditività pre-crisi.

 

 

La stagnazione che ha colpito “il mercato e le Pmi italiane ha originato il crollo della domanda e una conseguente riduzione del credito alle imprese”, ha spiegato Fabiano Schivardi, professore di Economia Politica dell’Università Bocconi e responsabile scientifico del rapporto. “Una stretta che non ha riguardato solo le banche, ma anche le stesse aziende nella concessione dei crediti commerciali ai propri fornitori, tanto che dal 2011 al 2014 i debiti finanziari si sono ridotti del 2 per cento, mentre quelli commerciali addirittura di sette punti”.

Importante, quindi, l’inversione di tendenza registrata nel 2015. Grazie ad alcuni programmi centrali per la riduzione del costo del debito si è registrato un ritorno in positivo dei debiti finanziari (+0,3%) e di quelli commerciali (+1,7%): un timido segnale di fiducia rinnovata nel sistema delle piccole e medie imprese.

“Nonostante la loro crescita, però, i debiti finanziari hanno gravato meno sui bilanci”, ha rimarcato Schivardi. “Nel 2015 è proseguito il rafforzamento del capitale proprio all’interno delle aziende e si è ridotto anche il peso dei debiti sui margini lordi: per questo l’anno scorso il 51,5 per cento delle Pmi è stato classificato come 'solvibile', mentre solo il 16,6 per cento è stato indicato 'rischioso' contro il 17,7 per cento del 2014”.

A fronte di tanti segnali positivi, resta però ancora da risolvere il punto dolente della produttività, in calo dalla metà degli anni Novanta, con un ulteriore aggravamento della tendenza al ribasso a causa della crisi. Il Cerved, in particolare, stima che tra il 2007 e il 2014 la produttività delle Pmi si sia ridotta in termini reali di 7,7 punti percentuali.

 

 

Alla radice del problema c’è la scarsa capacità di innovare, una propensione che una serie di norme sta cercando di correggere: dalla sezione speciale del Registro delle Imprese dedicata alle startup e Pmi innovative al varo del piano Industria 4.0, ideato proprio con lo scopo di sostenere gli investimenti, la produttività e l’innovazione delle imprese. Con una particolare attenzione alla digitalizzazione dei processi.