Per errore o forse per hackeraggio il “dietro le quinte” di Windows è finito online, restandovi per diversi giorni. C'è discordanza sui tempi e sulle dimensioni di leak, ma la sostanza che nel fine settimana ha travolto Microsoft è la notizia di una fuga di informazioni o meglio di codice sorgente: quello di Windows 10, finito onine su Beta Archive e lì rimasto per giorni, in seguito a una fuoriuscita di notizie databile al mese di marzo. Il materiale ormai non più segreto ha potuto essere scaricato e condiviso fra utenti via Ftp.

Così sostiene l'esclusiva della testata britannica The Register, secondo cui il leak riguardebbe ben 32 TB di contenuti (corrispondenti a 8 TB di dati compressi) fra build non pubbliche, immagini software, frammenti di codice relativi a drive Usb e WiFi e anche una versione di Windows a 64 bit per piattaforma Arm (che ci porta alla mente la collaborazione tra Microsoft e Qualcomm). Tali contenuti sono parte delle risorse messe normalmente a disposizione di Oem, partner e clienti selezionati attraverso la Shared Source Initiative.

Stando alle verifiche fatte da The Verge, invece, la dimensione del leak supererebbe di poco il gigabyte. Il sito Web statunitense ha contattato il gestore di Beta Archive, Andrew Whyman, appurando che i dati non autorizzati per la pubblicazione raggiungevano 1,2 GB di dimensione. I restanti GB o TB riguardavano, invece, versioni beta di Windows 10 già circolate fra gli iscritti al programma Windows Insider. D'altra parte l'indicazione dei 32 TB fornita da The Register appare poco verosimile, perché corrisponderebbe a quasi la metà dell'intero archivio di Beta Archive, di 68 TB.

 

 

 

Svelato il mistero sulla discordanza dei numeri rimane l'interrogativo sulle responsabilità, pur con un'ipotesi nell'aria. Mancano conferme di un eventuale collegamento, ma è quanto meno una coincidenza suggestiva il fatto che pochi giorni fa due giovani cittadini britannici, di 22 e 25 anni, siano stati arrestati con l'accusa di intrusione non autorizzata all'interno di reti di proprietà di Microsoft. Per i detective della South East Regional Organised Crime Unit, incaricati delle indagini, si tratterebbe di due persone appartenenti a un più ampio gruppo di hacker, che ha basi in tutto il mondo.