Sirti ritira gli 833 esuberi annunciati a febbraio. L’azienda ha siglato ieri sera un accordo al Ministero del Lavoro con i sindacati che azzera i licenziamenti. L’intesa, che verrà sottoposta a referendum tra i dipendenti entro il 14 maggio, prevede un piano di uscite incentivate con la “non opposizione al licenziamento”. Sono stati anche definiti dei percorsi di conversione interni che vedranno lo spostamento di personale nelle unità non interessate dai licenziamenti. Il terzo punto dell’accordo, che sarà spalmato sui prossimi tre anni, prevede però dei contratti di solidarietà difensiva nelle divisioni telco e magazzini per 2.500 dipendenti, con una riduzione media delle ore del 23,2 per cento. Verrà infine avviato un tavolo di confronto sul tema della competitività aziendale: l’obiettivo è quello di far rientrare parte delle attività al momento appaltate a terzi.

“Siamo partiti da una situazione particolare che avrebbe determinato l’immediata perdita di numerosi posti di lavoro. È un buon risultato che premia lo sforzo di tutti”, ha spiegato all’Adnkronos Giorgio Sorial, vicecapo di gabinetto del Mise.

“Pur con un sensibile sacrificio richiesto ai lavoratori della telco, maggiormente impattati dalla percentuale di riduzione del contratto di solidarietà, l’intesa raggiunta coglie l’obiettivo dichiarato di azzerare gli esuberi e impegna l’azienda a un confronto permanente sul tema della produttività e del lavoro in subappalto”, hanno aggiunto Fiom, Fim e Uilm.

Secondo Sirti, l’accordo rappresenta “una tappa importante” per riuscire a proseguire nel proprio piano strategico, che prevede la diversificazione in quattro business-unit (Telco Infrastructures, Digital Solutions, Transportation ed Energy) e “la trasformazione competitiva dell’azienda in linea con le sfide poste dal mercato”.