Futuro nero per 833 dipendenti di Sirti. La società italiana di telecomunicazioni specializzata nella posa di cavi ha annunciato un massiccio piano di ristrutturazione interna, che avrà come primo risultato il licenziamento di circa un quarto della forza lavoro sul territorio. I tagli interesseranno praticamente tutti i reparti e sono dovuti, spiegano i sindacati, alle avverse condizioni di mercato che avrebbero generato “pesanti perdite finanziarie nell’ultimo biennio”. Le Rsu di Fim, Fiom e Uilm hanno già deciso di “respingere al mittente” il piano, che “scarica drammaticamente sui lavoratori di Sirti le conseguenze di un mercato tlc senza governo”. In tutti i siti sono state proclamate quattro ore di sciopero e di agitazione fra il 18 e il 20 febbraio e i sindacati hanno chiesto un incontro con il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio.

Dal canto suo, Sirti ha sottolineato come la ripresa degli investimenti avvenuta nel 2017 fosse dovuta principalmente alla realizzazione della nuova infrastruttura in fibra, non sufficiente però ad arginare la flessione nel giro d’affari. L’obiettivo dell’azienda è ora quello di “trovare una soluzione sostenibile e duratura, ridisegnando la struttura operativa del business telco per mantenere il proprio posizionamento competitivo”.

La parola d’ordine sarà “diversificazione”, per spostarsi di più sull’offerta di soluzioni a maggiore valore aggiunto, in salsa digitale, per aumentare anche la marginalità. Dal 2016 Sirti è controllata interamente dalla società di investimento Pillarstone Italy ed è guidata dall’amministratore delegato Roberto Loiola.

Aggiornamento: L'azienda ha emesso un comunicato ufficiale specificando di voler aprire il dialogo con i sindacati: "Sirti ha comunicato alle Organizzazioni Sindacali l’intenzione di avviare una fase di negoziazione finalizzata all’implementazione di un nuovo assetto organizzativo della propria business-unit Telco Infrastructures, per allineare il business alle attuali condizioni di mercato e salvaguardare la competitività a lungo termine del Gruppo. La scelta di operare i previsti tagli è stata "difficile e inevitabile", alla luce del pluriennale cambiamento avvenuto nel mercato delle telecomunicazioni "in termini di erosione dei prezzi, inasprimento della concorrenza e perdita di marginalità fino a livelli non sostenibili".

I progetti di realizzazione di nuove reti in fibra ottica non sono sufficienti a compensare queste dinamiche, ha spiegato la società. Si cercherà dunque di trovare un accordo con i sindacati, "per sviluppare un piano sociale condiviso, al fine di minimizzare il più possibile l’impatto sugli 833 lavoratori coinvolti nel progetto, durante questa delicata transizione".