Sophos ha pubblicato il Security Threat Report 2012, documento che valuta le minacce informatiche attuali, "dall'Hacktivism e dalle minacce online al malware mobile, dal cloud computing alla sicurezza sui social network, fino ai trend di sicurezza IT per l'anno a venire".I dati sono stati raccolti con un sondaggio svolto alla fine del 2011 con 4300 intervistati. I risultati mostrano che tra le preoccupazioni principali ci sono gli scarsi sistemi di protezione (61%), e lo scam sui social network (20%). Il 67% degli intervistati crede inoltre che il malware sia in aumento rispetto al 2010.
Di certo nel 2011 sono aumentati i crimini digitali, e ciò accade anche perché è aumentata la disponibilità degli strumenti necessari – oggi più facili da trovare e meno costosi, quindi con un ROI più alto.
Sophos sottolinea che anche il cosiddetto hacktivismo è una minaccia rilevante, e basta ricordare gli attacchi a Sony e gli altri perpetrati da LulzSec per capire che il pericolo più che reale, che si condividano oppure no le ragioni di questi gruppi. L'azienda ancora una volta conferma il problema della consumerizzazione dell'IT e delle pratiche BYOD (Bring Your Own Device) che portano all'interno dell'azienda dispositivi poco controllati e potenzialmente pericolosi.
All'altro capo del "filo" si trovano invece almeno 30.000 nuove pagine web infettate al giorno, l'80% delle quali su server "innocenti", cioè gestiti da aziende che non hanno nulla a che fare con le attività criminali, ma che ne sono vittime a loro volta.
E naturalmente anche Sophos conferma che la crescita maggiore riguarda le minacce per smartphone e tablet, anche se bisogna ricordare che nel settore mobile il problema per ora è ancora trascurabile a tranne che in contesti molto specifici. Un'affermazione simile vale per Mac OS X: nel 2011 il malware per i computer Apple è stato più che in passato, ma non ci sono ancora vere minacce – ma Sophos suggerisce comunque di stare all'erta. Nel mondo Windows invece PDF e Flash sono ancora tra i veicoli di minaccia che vanno per la maggiore.
Infine sono i social media, come abbiamo detto più volte, a cui bisogna guardare con più attenzione. Ora e nei prossimi anni saranno infatti Facebook, Twitter e simili gli strumenti prediletti per diffondere link pericolosi, e sostenere così le infezioni.
Il problema riguarda aziende e privati, e anche le soluzioni sono simili – cambiano solo i potenziali danni. Una risposta universale non c'è, ma investire seriamente per la formazione delle persone sembra il cavallo migliore su cui scommettere.
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