Nei giorni scorsi Facebook ha annunciato che verificherà l’identità delle persone che hanno uno schema di comportamento non autentico e i cui post diventano rapidamente virali, soprattutto negli Stati Uniti. “Vogliamo garantire che i contenuti che si vedono su Facebook siano autentici e provengano da persone reali e non da robot, oppure da utenti che cercano di nascondere la loro identità”, hanno spiegato sul blog ufficiale i product manager di Facebook Anita Joseph e Michele Paselli.”Vogliamo anche che le persone chi pubblica, soprattutto quando si tratta di contenuti che raggiungono molte persone”.

Nel 2018 Facebook ha iniziato a verificare l'identità delle persone che gestiscono pagine con un ampio seguito e ora sta estendendo la verifica dell'ID di alcuni profili che hanno un vasto pubblico negli Stati Uniti.

Se il titolare del profilo sceglie di non verificare la propria identità o l'ID fornito non corrisponde all'account Facebook collegato, la distribuzione dei post virali verrà ridotta e quindi meno persone lo vedranno. Inoltre, se la persona che pubblica i contenuti è anche un amministratore della pagina Facebook, dovrà completare il processo di autorizzazione, altrimenti non sarà in grado di pubblicare dalla propria pagina fino a quando l'account non verrà verificato. Una procedura implementata su tutte le pagine con un vasto pubblico.

Forse è un caso o forse no, ma l’annuncio è arrivato proprio lo stesso giorno, il 28 maggio, in cui Trump ha firmato un ordine esecutivo rivolto ai social network e che ha lo scopo di ridurne l’immunità. Infatti fa riferimento alla legge federale, che protegge le società online dalla responsabilità per i contenuti pubblicati dagli utenti. È anche lo stesso giorno in cui il Ceo di Facebook, Mark Zuckerberg, è apparso su Fox News per spiegare perché non ha intrapreso le stesse azioni di Twitter, che ha introdotto uno strumento di verifica delle informazioni diffuse sulla propria piattaforma. Il social ha bollato come “informazioni potenzialmente fuorvianti” alcuni tweet di Trump.

L’introduzione di verifiche più severe sembrerebbe un tentativo da parte di Facebook di far vedere che controlla la propria piattaforma, riducendo la diffusione di post virali da fonti non verificate.