È una guerra fra ricchi, per rovesciare il noto detto. Su un fronte gli Stati Uniti e sull'altro la Cina, a contendersi il primato di nazione che più sa scommettere sull'innovazione campo dell'intelligenza artificiale. Stando alla società di consulenza CB Insights, nel 2017 il Paese del Dragone ha superato gli Usa in quanto a capitali movimentati, cioè a fondi destinati alle startup attive nell'ambito del machine learning, della robotica, degli algoritmi e delle app intelligenti: la quota cinese è il 48% del totale mondiale (calcolato in dollari), quella statunitense è il 38%. Si commprende bene come questi due Paesi, da soli, racchiudano la gran parte degli investimenti mondiali destinati alle neonate imprese dell'AI.

In quanto a numero di startup dell'intelligenza artificiale che ottengono finanziamenti, tuttavia, il primo posto spetta agli Usa, mentre quelle cinesi rappresentano solo il 9% di quelle finanziate a livello mondiale. E il dato assume un peso specifico ancor più basso se si pensa che il Paese ospita 1,4 miliardi di abitanti. Parlare di “locomotiva cinese”, come spesso si è fatto e si fa in riferimento a molti mercati e settori dell'economia, in questo caso potrebbe non essere calzante.

 

 

 

L'anno scorso, dunque, tra quelle che hanno ottenuto finanziamenti era statunitense una startup dell'AI su due. Va sottolineato che la quota Usa, sul totale dei deal, è ancora grandissima ma in continuo calo negli ultimi anni (era il 77% nel 2013), a dimostrazione di come sia il fenomeno delle startup, sia quello dell'intelligenza artificiale siano ormai maturi e geograficamente distribuiti.

La Cina, fa notare CB Insights, è particolarmente interessata alle applicazioni di videosorveglianza e riconoscimento delle immagini, tant'é che in quest'ambito si concentrano buona parte degli investimenti e dei brevetti depositati. Tre attori emergenti sono Megvii (specializzata in tecnologie di riconoscimento facciale, per esempio per il controllo degli accessi in luoghi pubblici o per il gaming), l'unicorno SenseTime (con oltre 500 brevetti all'attivo) e CloudWalk (software di riconoscimento facciale per applicazioni di pagamento e verticali). L'anno scorso in 55 città cinesi è stato avviato un progetto di videosorveglianza battezzato Xue Liang, cioè “sguardo attento”: videocamere collegate a software di analisi delle immagini hanno tappezzato luoghi pubblici, centri commerciali, angoli urbani, aeroporti, stazioni, per fornire materiale video alle forze dell'ordine. L'idea, non priva di inquietanti risvolti di privacy violata, è quella di creare una piattaforma nazionale di sorveglianza e di condivisione dei dati.