Sequoia, “K Computer”, Mira. Ma anche SuperMUC e Fermi: sono i nomi dei super computer più potenti del pianeta, celebrati oggi in occasione della presentazione della Top 500 alla International Supercomputing Conference (ISC12) di Amburgo. La novità rispetto alle precedenti edizioni non è certo la presenza di ben quattro sistemi Blu Gene/Q di IBM nelle prime 10 posizioni (fra cui la prima) bensì l’entrata in classifica del sistema (basato per l’appunto su tecnologia Big blue) del Cineca, il Consorzio interuniversitario italiano per il supercalcolo.
Il Blue Gene/Q Fermi del Cineca
Il supercomputer del centro italiano, ribattezzato
Fermi, è infatti al settimo posto assoluto della classifica e si presenta con un bagaglio di oltre 163mila core di processore PowerA2, frutto di 10.240 socket ciascuno con 16 cervelli e capaci di sviluppare una prestazione di picco di 2,1 petaflops.
Il Blue Gene/Q in attività all’interno del data center dell’istituto bolognese è raffreddato con un sistema misto ad acqua ed aria e reciterà una parte importante nell’ambito del progetto europeo Prace (Partnership for Advanced Computing in Europe), cui porterà in dote un Pue, acronimo di Power Usage Effectiveness, l’indice che il livello di efficienza energetica di un data center, nell'ordine di 1.15.
“Con Fermi - ha così accompagnato l’ingresso nella Top 500 Sanzio Bassini, Direttore del Dipartimento di supercalcolo Cineca - la comunità della ricerca italiana ed europea ha a disposizione un'offerta di altissimo livello in termini di risorse computazionali. Il nostro obiettivo con questo nuovo potente sistema è quello di dare un supporto concreto ai ricercatori in aree come il settore applicativo della chimica computazionale per lo studio di materiali innovativi, l'astrofisica, le scienze ambientali, la bioinformatica e gli studi sulla corteccia celebrale tramite simulazione numerica".
Tornando alla Top 500, in testa a tutti svetta Sequoia, macchina a 96 rack che IBM ha derivato dall’infrastruttura Blue Gene/Q per metterla a disposizione della National Nuclear Security Administration americana e del programma AdvancedSimulation and Computing per la gestione della riserva di armi nucleari statunitense (progetto a cui partecipa anche il Los Alamos National Laboratorye Sandia National Laboratory).
La velocità esibita da Sequoia è di 16,32 petaflops (un petaflop equivale a un quadrilione di operazioni a virgola mobile al secondo), in altri termini la capacità che possono garantire congiuntamente circa 35mila personal computer.
Alle spalle di Sequoia vi sono il “K Computer” di Fujitsu, macchina dotata di 705mila cervelli di processore Sparc64 e capace di 10.51 Petaflops ed installata presso il Riken Advanced Institute for Computational Science di Kobe in Giappone, e un altro esemplare di BlueGene/Q, Mira, in funzione con i suoi 786mila core e una velocità di 8.15 petaflops presso l’Argonne National Laboratory dell’Illinois.
Al quarto posto dalla Top500 c’è la prima firma europea in classifica, e precisamente il SuperMUC del Leibniz Supercomputing Center di Garching, in Germania, finanziato congiuntamente dal governo federale tedesco e dallo stato federato della Baviera e pronto ad essere inaugurato ufficialmente il mese prossimo. Un sistema estremamente compatto - costruito con server IBM System x iDataPlex Direct Water Cooled dx360 M4che mettono a disposizione nel complesso oltre150mila cervelli di elaborazione (i chip sono Intel Xeon) e una capacità di circa tre petaflops - la cui peculiarità è anche quella di essere raffreddato ad acqua calda.
Il Super MUC del Leibniz Supercomputing Center di Garching, Germania
La nuova tecnologia di “cooling”, fa sapere il colosso di Armonk in una nota, ha permesso di costruire un sistema 10 volte più compatto e con un sostanziale miglioramento delle prestazioni di picco, a fronte di un consumo energetico del 40% inferiore rispetto a una macchina equiparabile raffreddata ad aria.
A beneficiare di tali prestazioni saranno le università di Monaco e per l’Accademia Bavarese delle Scienze e delle Lettere, che sfrutteranno la potenza del SuperMUC per attività di ricerca che vanno dalla simulazione del flusso sanguigno dietro una valvola cardiaca artificiale all’ideazione di aerei più silenziosi, dalla geofisica a sistemi di visualizzazione virtuali a cinque dimensioni per visualizzare insiemi di dati astronomici o legati alla medicina.