Un milione di ore di calcolo del supercomputer del Texas Advanced Computing Center di Austin saranno spesi per adattare l'Advanced Circulation Model, studiato per gli uragani, alle previsioni tridimensionali delle correnti marine per capire dove finiranno
Il problema resta in tutta la sua gravità e non si sa, al momento, come uscirne.
Parlo del Golfo del Messico e dei 22 milioni di galloni di petrolio che si stima siano stati riversati in mare dalla Deepwater Horizon dall oscorso 20 aprile quando la piattaforma scoppiò e morirono 11 persone. Se non sbaglio nei conti sono 83,6 milioni di litri spillati fuori dal buco in fondo al mare, a 1.500 metri di profondità.
Ora la National Science Foundation ha deciso di allocare 1 milione di ore di calcolo del supercomputer del Texas Advanced Computing Center dell'Università di Austin per creare un modello tridimensionale che aiuti a prevedere le traiettorie di questa gigantesca macchia di morte che si stende nel fondale del Golfo.
Due ricercatori, Clinton Dawson e Gordon Wells, stanno lavorando al National Oceanic and Atmospheric Administration's Marine Pollution Surveillance per adattare un modello sviluppato per la previsione degli uragani nel 1980 e chiamato Advanced Circulation Model.
La complessità, ovviamente, è che il modello era previsto e viene utilizzato per la superficie marina, non per una massa d'acqua come il Golfo del Messico e soprattutto per i fondali.
Dati utili saranno presi anche da quanto i satelliti NASA e le informazioni del Department of Homeland Security sono in grado di fornire da cinque settimane in qua.