Non si placa la polemica su Apple, dopo le rivelazioni contenute nei Paradise Papers secondo cui Cupertino avrebbe aperto una sussidiaria nell’isola di Jersey per ridurre la propria pressione fiscale. Dopo i fatti portati alla luce dall’inchiesta giornalistica dell’Icij, la Commissione Europea ha deciso di approfondire la questione e, tramite il commissario alla concorrenza Margrethe Vestager, ha inoltrato una richiesta formale alla Mela “per ottenere maggiore informazioni sul regime fiscale” della società. I rapporti fra Bruxelles e Apple (ma anche con gli altri colossi hi-tech) non sono decisamente idilliaci: nel 2016 l’authority europea ha cercato di imporre all’Irlanda di recuperare 13 miliardi di euro di arretrati, uno “sconto” di cui Cupertino avrebbe beneficiato per diversi anni in cambio di investimenti nel Paese e della creazione di posti di lavoro.

“Ho chiesto un aggiornamento sull’accordo siglato da Apple e sulle modalità con cui l’azienda si è organizzata di recente, allo scopo di capire se il tutto sia stato portato avanti rispettando le regole europee”, ha spiegato Vestager durante una conferenza a Lisbona sul tema dell’innovazione. Il commissario è tornata sul tema della tassazione dei giganti del Web, aggiungendo che le società tecnologiche “che non vogliono assumersi le responsabilità derivanti dalla loro posizione e che distruggono il mercato a danno dei più piccoli devono essere multate. Per questo la Ue ha doverosamente tassato Google”.

Big G ha dovuto pagare al fisco comunitario 2,4 miliardi di euro per abuso di posizione dominante sul proprio servizio di comparazione prezzi online. Una multa che Mountain View ha però deciso di portare davanti alla Corte di Giustizia europea, con l’intento di ribaltare il verdetto di Bruxelles. E non si contano ormai più le iniziative giudiziarie intraprese dai singoli Paesi dell’Unione per cercare di “convincere” le multinazionali Usa a rimettersi in regola con il fisco.

 

Nuova causa legale sui brevetti

Ma i Paradise Papers non sono l’ultima grana con cui Apple deve fare i conti in questi giorni. Un problema minore, ma comunque potenzialmente serio, è sorto dalle parti di Israele. La Mela è stata infatti citata in giudizio da Corephotonics, azienda fondata nel 2012 per la progettazione di soluzioni con doppia fotocamera. Secondo la società mediorientale, Cupertino avrebbe violato quattro brevetti depositati fra il 2013 e il 2016, utilizzando impropriamente le relative tecnologie negli iPhone 7 Plus e 8 Plus.

Al momento l’iPhone X non è citato, pur essendo dotato dello stesso sistema a doppia fotocamera. È però probabile che anche questo modello venga poi aggiunto alla documentazione depositata da Corephotonics: la startup è nata per volontà di del professor David Medlovic dell’Università di Tel Aviv e, nel 2012, propose la propria tecnologia di doppia apertura focale ad Apple, che inizialmente si mostrò interessata.

 

 

Fino al 2016 Corephotonics ricevette soltanto feedback positivi da Cupertino, senza però riuscire mai a siglare un accordo di licenza. I rapporti tra le due realtà si incrinarono l’anno scorso, quando la Mela uscì sul mercato con l’iPhone 7 Plus, dotato di una tecnologia apparentemente identica a quella della startup israeliana. Da qui la decisione di adire le vie legali. Ma la strada per Corephotonics non sarà facile.

Come ha provveduto a ricordarle la stessa Apple, in una dichiarazione dai toni alquanto sprezzanti riferita da Medlovic ai media statunitensi. “Anche se la compagnia fosse colpevole di violazione dei brevetti”, avrebbe detto un portavoce del gigante californiano, “ci vorranno anni e milioni di dollari spesi in supporto legale” per costringere l’azienda a pagare qualcosa. La Mela al momento non ha commentato pubblicamente la notizia: si starà godendo i 120 milioni di dollari elargiti da Samsung?