L'invito al rispetto dell'ambiente veicolato dall'Earth Day, la Giornata Mondiale della Terra ideata dall'attivista per la pace americano John McConnell nel 1970 e celebrata ogni anno il 22 aprile, riguarda da vicino anche la tecnologia. Il collegamento più ovvio e dibatutto è quello con il consumo di risorse e con l'inquinamento, due processi a cui l'industria Ict certamente contribuisce (basti pensare ai rifiuti elettronici o alla crescente “fame” di energia dei data center) ma a cui anche può fornire delle soluzioni. La via del progresso ambientalista è lastricata di pannelli fotovoltaici, centrali idroelettriche, impianti eolici che forniscono energia pulita e rinnovabile agli impianti di colossi come Google, Apple, Facebook e Amazon. Non mancano però casi di eccellenza anche in italia, meno noti ma non meno solidi.

 

All'estremità più fresca e verde dello Stivale, in Valle d'Aosta, un'azienda ha dato una seconda vita a uno storico data center di Olivetti facendolo diventare al 100% “verde”. Favorito dalla vicina centrale idroelettrica, alimentata dal torrente Lys, il sito di Pont-Saint-Martin da metà anni Novanta è occupato da Engineering D.Hub, parte di una multinazionale di servizi It specializzata in progetti di Digital Transformation (con sede legale a Roma e proprietaria di altri tre data center a Torino, Milano e Vicenza) e capace, nella somma delle società che compongono il gruppo, di un fatturato annuo di un miliardo di euro.

 

 

 

 

Nell'edificio circondato dalle Alpi – ancora a bassa quota, perché il Canavese è a pochi chilometri – le tracce della sapienza avanguardistica degli ingegneri Olivetti ancora si osservano: una vetrata a pavimento mostra il rialzo di circa un metro e mezzo dalle fondamenta, previsto come misura anti inondazione. Lungi dal'essere un vezzo, questa soluzione ha evitato a Engineering D. Hub di subire danni dopo la storica alluvione dell'anno 2000, in cui Val di Susa, Canavese, Ossola e porzioni di Val d'Aosta furono sconvolte dalle esondazioni di Po e affluenti.

 

È anche grazie a questo espediente se circa 350 clienti possono affidare al cloud erogato da questa infrastruttura un volume complessivo di 8 Petabyte di dati, sapendo che le loro informazioni e applicazioni sono in una botte di ferro. Ma i meccanismi a tutela dei dati e della continuità sono anche altri: il disaster recovery (appoggiato al data center di Torino), la fibra ottica ridondata, il locale dedicato alle batterie che garantiscono 44 minuti di autonomia in caso di mancata corrente, dando tempo dai generatori (a cui in realtà bastano pochi minuti) di attivarsi. L'anno scorso Engineering D. Hub ha investito un milione di euro per dotarsi di un secondo e più moderno sistema per i collegamenti in parallelo dei generatori, aumentando ulterioremente la resilienza dell'infrastruttura valdostana.

 

La "control room", una sala riunioni multimediale con schermi a tutta parete e scrivania a controllo a infrarossi

 

Suddivisi su più stanze o “bunker”, alcuni dei quali dedicati a singoli clienti, nell'edificio di Pont-Saint-Martin si contano circa settemila sistemi, tra server fisici e macchine virtuali. Il data center dà lavoro a circa 350 persone, è classificato come Tier IV, il grado massimo di garanzia di disponibilità, e due anni fa ha ottenuto da The Green Grid il riconoscimento di un Pue (Power Usage Effectiveness, unità di misura dell'efficienza energetica) dall'ottimo valore di 1,53.