La provocazione, se così si può definirla, è forte: il 44% delle aziende hi-tech è a rischio fallimento o insolvenza entro i prossimi due anni. Il dato arriva da una ricerca della società di consulenza Alix Partner che ha interessato circa 1.200 aziende del settore tecnologico su scala internazionale e non è il solo a preoccupare le grandi firme di questa industria.
Fra due anni il 44% delle aziende tecnologiche rischia l'insolvenza per i troppi debiti
Stando agli analisti, infatti,
tre quarti delle compagnie telcos operano con lo spettro del default perchè oberate dall’eccessivo peso dei debiti e ben nove aziende su 10 che appartengono al mondo
dell’hardware e dell’elettronica di consumo sono potenzialmente a rischio a causa dello stallo della domanda e della forte competizione che andrà a contrarre ulteriormente i margini.
Che i margini si siano assottigliati per tutti o quasi – per l’evoluzione dell’offerta di prodotto, per la necessità di aggiornare reti e infrastrutture nel caso degli operatori telcos e per l’esasperata crescita della concorrenza - è un fatto più o meno noto. Che però mezza porzione dell’universo tecnologico rischi di andare gambe all’aria è invece qualcosa che ai più sfugge, aprendo il fronte a una nuova stagione di fusioni e acquisizioni (l’ultima, di un certo peso, porta la firma di Google, che ha comprato Motorola Mobility per oltre 12 miliardi di dollari).
L’incertezza sul futuro prossimo quindi rimane e questo nonostante il 2010 abbia visto molti settori recuperare dalla forte flessione registrata nel 2009. Il segmento dei semiconduttori, con un saldo negativo del 15% due anni fa e una crescita del 29% l’anno scorso, è uno di questi ma anche nel campo del software e quello delle telecomunicazioni tale tendenza si è affermata con evidenza.
Le prospettive sono in definitiva orientate al sereno ma l’ammonimento lanciato da Alix Partners è quanto mai chiaro:
il divario tra vincitori e vinti si sta ampliando, primeggia chi è più efficiente e chi investe di più in conto capitale in percentuale al fatturato e di conseguenza non è utopia pensare a nuovi scossoni che scuoteranno l’industria hi-tech.