Una G tira l’altra e il numero 4 già non basta più. Si parla di reti mobili: la tecnologia 4G inizia soltanto ora a diffondersi realmente in Italia, con gli operatori telefonici che offrono pacchetti dati “superveloci”, ma gli standard di quinta generazione spingono già per irrompere sul mercato. Per ora ci si deve accontentare della teoria e di qualche test, come nel caso di Alcatel-Lucent. La compagnia ha infatti siglato un accordo di collaborazione con l’operatore sudcoreano Kt per sperimentare le infrastrutture mobili 5G. In una prima fase, la partnership si concentrerà sulla tecnologia di accesso radio virtualizzata (vRAN, virtualized Radio Access Network) progettata dalla società francese. Una soluzione sviluppata per aiutare i carrier a rispondere alle esigenze dinamiche dei clienti e del mercato, migliorando nel contempo le prestazioni delle reti e riducendo i costi.

L’accordo tra le due società si completa con lo sviluppo e il test delle tecnologie di accesso a banda ultralarga mobile, di virtualizzazione delle funzioni di rete e di networking definito dal software. Alcatel-Lucent metterà in campo la sua conoscenza e l’expertise in questi settori: la telco francese ha infatti già sperimentato la virtualizzazione di un’ampia gamma di funzioni di rete, tra cui l’evolved packet core, la content delivery network e il service routing.

Il debutto a livello commerciale del 5G è previsto per il 2020 e la velocità teorica di trasmissione dati potrebbe arrivare anche a dieci gigabit per secondo. Samsung, durante i suoi test, è arrivata a 7,5 gigabit, ma alcune prove sono arrivate ben oltre. Ovviamente, gli operatori dovranno sfruttare sistemi con latenza ancora più ridotta rispetto a quelli attuali. Gli standard della quinta generazione, non ancora definiti, dovranno garantire una riduzione dei consumi energetici pari a un decimo rispetto a quelli odierni e un’affidabilità pari al 99,999 per cento.

 

 

Ovviamente, l’avvento del 5G potrà garantire la necessaria copertura agli operatori per far fronte all’enorme richiesta proveniente dalla diffusione di dispositivi mobili connessi. Ma non solo, basti pensare anche alle reti machine-to-machine e all’Internet delle cose, con i miliardi di oggetti intelligenti che presto invaderanno il mondo. O che, forse, lo hanno già fatto.