Fra Open Fiber e Tim le cose non hanno funzionato. Dopo anni di discussione sull’ipotesi di una fusione, mirata a realizzare un’unica infrastruttura in fibra ottica, il progetto pare sempre più improbabile alla luce di piccate dichiarazioni che l’amministratore delegato di Tim, Luigi Gubitosi, e il presidente di Open Fiber, Franco Bassanini, si sono scambiati a distanza. Distanza ravvicinata, in realtà, perché i due dirigenti erano entrambi ospiti sul palco, in momenti diversi, di un convegno sul tema del 5G tenutosi a Roma. Come riportato da varie fonti di stampa, Bassanini ha dichiarato che le autorità antitrust non approverebbero una integrazione fra le due aziende in cui Telecom Italia avesse il controllo e in cui la joint-venture di Enel e Cassa Depositi e Prestiti fosse, sostanzialmente, l’acquisita. Questa ipotesinon è più nel perimetro delle possibilità che le autorità di regolazione possono accettare”, ha dichiarato Bassanini.

In sostanza, per Open Fiber non è accettabile (e non lo sarebbe nemmeno per l’antitrust) che l’ex incumbent Telecom Italia possa guadagnare tanto potere sul mercato italiano della fibra ottica, creando di fatto un nuovo monopolio, con una Tim post-fusione ancora più grande e libera di imporre le proprie tariffe. D’altra parte mesi il presidente di Agcom, Angelo Cardani, aveva descritto l’ipotetica fusione come un pericoloso ritorno al monopolio.

La replica di Gubitosi alle dichiarazioni di Bassanini non si è fatta attendere. Nello stesso convegno l’AD di Tim ha detto che un’integrazione tra le due aziende ha senso e andrebbe perseguita”. Se, però, questo non fosse un obiettivo condiviso, allora Tim andrà avanti da sola nella realizzazione di un’infrastruttura in fibra ottica di tipo Fiber to The Home (Ftth) al servizio del territorio italiano. 

A detta dell’amministratore delegato, il modello wholesale puro (quello di Open Fiber) finora si è rivelato fallimentare. “Case studies di settore a livello internazionale dimostrano che i tentativi di modello wholesale only si sono rivelati tutti esperienza di scarsa efficacia per la reale diffusione della fibra fino a casa”, ha affermato Gubitosi. Il dirigente ha fatto riferimento a una recente audizione parlamentare, da cui è emerso come Open Fiber sia in ritardo nel piano di copertura delle aree a fallimento di mercato.

Bassanini, al contrario, aveva sottolineato che in quest’opera la sua azienda “si attiene alle indicazioni dettate dalle concessioni in merito all’architettura di rete e pertanto le critiche risultano inappropriate e smentite nei fatti dall’efficace attivazione dei clienti”. Alla luce del battibecco a distanza, la prospettiva di una fusione appare quanto mai improbabile, almeno nell’immediato. Qualche giorno fa anche l’amministratore delegato di Enel, Francesco Starace, aveva dichiarato di non avere alcuna fretta di vendere la propria quota nella joint-venture con Cdp.