Sono i soldi il tratto d'unione di due diverse notizie riguardanti Toshiba: il ritorno all'utile, attesissimo, che quest'anno per la prima volta dal 2014 potrà far dimenticare le perdite e portare in attivo il bilancio; e la nomina di un nuovo amministratore delegato che viene dal settore del banking, il sessantenne Nobuaki Kurumatani, ex vice presidente del gruppo bancario Sumitomo Mitsui. Dopo aver venduto le attività relative alle memorie, er 18 miliardi di dollari, a una cordata guidata da Bain Capital Lp, e dopo aver quindi evitato il rischio del delisting dalla Borsa di Tokio, Toshiba prova ora a rilanciare se stessa come azienda più snella, più in salute dal punto di vista finanziario e più orientata al profitto grazie anche al nuovo Ceo. Il quale vanta, fra l'altro, buoni legami con il mondo della politica.

Dopo l'uscita da Sumitomo Mitsui, Nobuaki Kurumatani è stato presidente delle attività giapponesi di CVC Capital Partners. Ora prende in mano le redini di Toshiba occupando il posto che per oltre un anno e mezzo è stato di Satoshi Tsunakawa, il quale diventa chief operating officer.

Secondo le stime della società, nell'anno fiscale in corso (il 2017, iniziato ad aprile dell'anno passato e terminante il 31 marzo prossimo) si potranno conteggirare 520 miliardi di yen di utile netto, cioè l'equivalente di circa 3,9 miliardi di euro. Uno scenario decisamente diverso dalla perdita di 110 miliardi di yen ipotizzata nelle previsioni dello scorso novembre, e che è merito della cessione dei crediti vantati su Westinghouse. La controllata statunitense, dedita al business dell'energia nucleare, è stata fonte di perdite miliardarie, prima di dichiarare bancarotta. Adesso una sussidiaria della multinazionale canadese Brookfield Asset Management ha accettato di comprarla al costo di 4,6 miliardi di dollari. Per l'anno fiscale 2017 Toshiba stima inoltre un fatturato di 3.900 miliardi di yen, cioè poco meno di 30 miliardi di euro (29,55 miliardi, al cambio attuale).