Disco verde dal regolatorio cinese per l’acquisizione del business delle memorie di Toshiba da parte di Bain Capital. Pechino ha dato il via libera all’affare da 18 miliardi di dollari, che porta aria fresca dalle parti del conglomerato giapponese, in seria crisi a causa del fallimento della controllata Westinghouse (centrali nucleari). Il deal si chiuderà ufficialmente il primo giugno, come confermato da Toshiba in una nota. “Entrambe le parti hanno ottenuto tutte le approvazioni antitrust richieste, ora tutte le condizioni per il closing sono soddisfatte”, si legge nel comunicato. Secondo il New York Times, l’ok della Cina (Paese dove Toshiba ha interessi commerciali enormi) è interpretabile come un segnale di distensione fra il Dragone e gli Stati Uniti, dopo settimane di schermaglie sui dazi doganali.

Pochi giorni fa Donald Trump aveva annunciato l’intenzione di collaborare con Pechino sulla vicenda Zte: l’azienda cinese di telefonia e di networking, per volontà del Dipartimento del Commercio statunitense, non può più acquistare componentistica prodotta da società a stelle e strisce. Una serie di sanzioni che ha portato immediatamente allo stop delle principali operazioni del gruppo asiatico.

Una volontà di collaborazione che non è però piaciuta ai falchi repubblicani del Congresso, i quali hanno respinto al mittente il piano di Trump. Zte, così come altre società tecnologiche del Dragone, viene vista come una seria minaccia per la sicurezza americana. Queste continue tensioni fra Washington e Pechino avevano messo in discussione lo stesso affare tra Toshiba e il consorzio guidato dal fondo Bain Capital, che vede schierate tra le altre anche Apple e Dell. Ma, almeno questo, è ora un capitolo che si chiude definitivamente.