Il già ricchissimo fondatore ed ex amministratore delegato di Uber, Travis Kalanick, diventa miliardario. Secondo indiscrezioni riportate da Bloomberg, questo discusso personaggio, spinto alle dimissioni a valle di una serie di scandali, venderà il 29% delle proprie azioni Uber. Kalanick detiene attualmente il 10% del capitale azionario e dalla vendita di poco meno di un terzo di questo bottino ricaverà un guadagno di circa 1,4 miliardi di dollari. Un bel modo di cadere in piedi, dopo aver tentato di difendere Uber dalle accuse di sessismo e molestie e dai sospetti di furto di proprietà intellettuale e attività di spionaggio ai danni di autisti e clienti, e dopo essere stato sostanzialmente costretto alle dimissioni.

 

La poltrona di Ceo è quindi stata occupata dal quarantottenne Dara Khosrowshahi. A lui è toccato l’onere di dover gestire un’azienda, sì, profittevole, ma anche tormentata dalla battaglia legale in corso con Waymo (la società di automotive scorporata da Alphabet) per ragioni di brevetti contesi e dalla notizia di una violazione informatica sui dati di 57 milioni di clienti e 600mila autisti.

 

A detta di Bloomberg, Kalanick venderà le proprie azioni a al gruppo SoftBank e a un consorzio di investitori, i quali hanno valutato in 46 miliardi di dollari il valore attuale di Uber. Dall’operazione il venditore ricaverà 1,4 miliardi di dollari. L’ex dirigente sarebbe stato pronto a cedere oltre la metà (il 58%) delle proprie quote, salvo poi scendere al 29% per rispettare alcuni limiti previsti negli accordi che legano Uber ai suoi azionisti.

 

 

Di un altro genere di “abbandono” di un manager prestigioso si è parlato ieri, a partire da indiscrezioni riferite da Billboard: Jimmy Iovine, già produttore discografico e cofondatore di Beats, ha deciso di lasciare Apple e lo farà nel mese di agosto, così da far fruttare al massimo le proprie azioni. La società di Tim Cook aveva acquistato Beats Music e Beats Electronics nel 2014 per 3 miliardi di dollari, facendole confluire all’interno della divisione Apple Music. Sotto la guida di Iovine, il servizio di streaming a pagamento della Mela è cresciuto fino a poter contare oltre 30 milioni di iscritti, cifra che rappresenta meno della metà dell’utenza premium di Spotify (70 milioni) ma – considerato l’arco di soli tre anni – allo stesso tempo una notevole conquista. Il catalogo racchiude oltre 40 milioni di canzoni.