20/01/2012 di Redazione

Trimestrali: Microsoft galleggia, Google giù in Borsa

I risultati della casa di Redmond soddisfano le aspettative degli analisti anche se Windows ha evidenziato un'evidente calo di entrate. Il gigante di Mountain View ha annunciato invece una crescita degli utili superiore al 6%, deludendo però gli analisti.

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Nel giro di risultati finanziari che ha interessato la Silicon Valley questa notte Intel e IBM hanno fatto faville, mettendo a segno bilanci positivi e crescite ineluttabili, ma non a tutti è andata di lusso. Due colossi come Microsoft e Google hanno dovuto accontentarsi. In particolare, Microsoft ha chiuso il 2011 in attivo e facendo fronte alle aspettative degli analisti, ma con un tonfo della divisione Windows, compensato solo dalle vendite della Xbox e in minima parte dei prodotti business.

Google, paradossalmente, ha dichiarato un utile netto del 6,3 per cento ma è stata bastonata perché gli analisti avevano illuso gli investitori preventivando risultati migliori. Una situazione grottesca per dirla tutta, che in precedenza era capitata a molte aziende del settore IT, fra cui Apple, dettata dalla smania degli analisti di creare aspettative esagerate che poi non vengono rispettate, e che hanno conseguenze che non riflettono in alcun modo l'andamento di un'azienda.

Steve Ballmer, Ceo di Microsoft

Anzi, volendo ben guardare la situazione più incerta e che crea forse qualche preoccupazione di più è quella di Microsoft, che ha dichiarato un fatturato di 20,89 miliardi di dollari, profitti pari a 6,62 miliardi di dollari e utili di 78 centesimi per azione.

Nonostante gli investitori abbiano stappato champagne, infatti, quella del trimestre conclusivo del 2011 potrebbe passare agli annali come la sconfitta di Windows: la storica divisione Windows e Windows Live, pilastro di Redmond, ha registrato una flessione dell'11% degli utili e una riduzione dei ricavi pari al 6,3 percento.

Per giustificare l'accaduto Microsoft si è rifatta alle recenti stime preliminari pubblicate da IDC, che aveva preannunciato il calo delle consegne di computer con la crisi globale delle vendite dei PC, penalizzate nell'ultimo trimestre del 2011 anche dalla difficile reperibilità dei dischi fissi in seguito all'alluvione in Thailandia. In seconda battuta IDC ha tirato poi in ballo la diffusione sempre maggiore dei prodotti di nuova generazione, come tablet, smartphone e lettori di e-book.

A compensare alle perdite di Windows ci ha pensato il settore professionale, con Office che ha visto schizzare del 21% le sue vendite grazie alla forte domanda in ambito aziendale. Il fatturato è salito del 3 percento a un valore di 6,28 miliardi di dollari. Bene anche la divisione Server & Tools, che ha registrato un fatturato di 4,77 miliardi di dollari, in aumento dell'11% rispetto allo stesso periodo dell'esercizio precedente, riflettendo la crescita a due cifre dei ricavi di Windows Server e SQL Server Premium edition e la crescita di oltre il 20% dei ricavi dell'area System Center.

La trimestrale della casa di Redmond è stata trainata anche dalla Entertainment & Devices Division, che sovraintende alla Xbox 360 e al Kinect. La divisione ha messo a segno un fatturato di 4,24 miliardi dollari, in aumento del 15 percento rispetto allo stesso periodo del 2010.


Google "condannata" ingiustamente

Passando a Google, la situazione non pare così nera com'è stata dipinta: l'utile netto è passato da 2,54 miliardi di dollari dell'ultimo trimestre 2010 a 2,71 miliardi di dollari del periodo in analisi, con un rendimento di 8,22 dollari per azione. I ricavi hanno raggiunto 8,13 miliardi di dollari, in crescita rispetto ai 6,37 miliardi di dollari di un anno fa. 

Larry Page, Ceo di Google

Fatte salve le voci straordinarie, l'utile netto di Google è stato pari a 9,50 dollari per azione. I risultati sono quindi in netta crescita, se non fosse che gli analisti avevano messo in preventivo utili per azione di 10,50 dollari, e il mancato guadagno li ha fatti imbufalire tanto da far capitolare il titolo a Wall Street del 10 per cento durante la contrattazione after hours.

Fra i fattori critici che hanno causato preoccupazioni ci sono i fatturati pubblicitari e la situazione in Europa. Per quanto riguarda l'advertising, il prezzo medio a cui Google ha venduto le pubblicità nell'ultimo trimestre del 2011 è sceso dell'8 per cento. A questo dato tuttavia bisogna affiancare anche quello relativo ai click sulle pubblicità, che sono cresciuti del 34%. Il problema è che l'attività di investimenti si sta progressivamente trasferendo verso il mobile, e Google ha registrato un aumento delle spese del 32% proprio per adeguarsi alla novità.

La casa di Mountain View sta sviluppando l'advertising mobile per Android smartphone e tablet e ha già portato a termine acquisizioni per l'advertising mobile, fra cui AdMob e AdMeld.

In parte la crisi pubblicitaria è da imputare anche alla situazione in Europa: la crisi economica ha abbassato gli investimenti delle aziende dell'area EMEA, che sono passati da un incremento del 20% a un misero aumento del 5%. Inoltre la quotazione dell'euro contro il dollaro è diminuita del 3,2 per cento nell'ultimo anno, quindi le già modeste entrate provenienti dal Vecchio Continente valgono ancora meno quando convertite in dollari.


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