Amazon assuma almeno 1.300 persone. È quanto ha stabilito l’Ispettorato nazionale del lavoro del nostro Paese, che ha contestato alla filiale italiana del colosso dell’e-commerce di aver superato le quote consentite dalla legge per quanto riguarda i lavoratori somministrati, vale a dire gli addetti interinali. L’accertamento dell’ente era partito nei confronti di Amazon Italia Logistica lo scorso 7 dicembre e si è concluso con la notifica del verbale alla società il 30 maggio. “È stato contestato all'azienda di aver utilizzato, nel periodo da luglio a dicembre 2017, i lavoratori somministrati oltre i limiti quantitativi individuati dal contratto collettivo applicato. Si evidenzia infatti che l'impresa, a fronte di un limite mensile di 444 contratti di somministrazione attivabili, nel periodo suindicato, ha invece sensibilmente superato tale limite, utilizzando in eccesso un totale di 1.308 contratti per lavoratori somministrati”.

Pronta la replica di Amazon, che si è definita un “datore di lavoro corretto e responsabile” e che ha confermato la ricezione del verbale di accertamento. “In esso”, sottolinea però l’azienda, “non è riportato il numero di contratti in somministrazione citato nei media e nel comunicato stampa dell’Ispettorato del Lavoro […]. Negli ultimi due anni le conversioni sono state rispettivamente cinquecento nel 2016 e 270 nel 2017 e il nostro impegno è continuare a crescere”.

Nessun appunto da parte dell’ente, invece, è stato fatto sulla questione dei braccialetti elettronici per monitorare la produttività degli addetti del magazzino. “In esito ad altri profili oggetto di accertamento non sono invece emerse irregolarità, né sono state accertate violazione in tema di controllo a distanza dei lavoratori”, ha scritto l’Ispettorato.

Nel frattempo, Amazon è sotto osservazione anche in Cina, Paese che assembla la maggior parte dei dispositivi del gigante di Seattle. L’associazione China Labor Watch ha prodotto un report di 94 pagine in cui punta il dito contro le condizioni dei dipendenti della fabbrica di proprietà di Foxconn (principale contractor asiatico di Amazon) a Hengyang, nella provincia dello Hunan. Secondo gli attivisti, gli addetti alle linee di produzione sarebbero costretti a lavorare troppo, riceverebbero stipendi bassi e non sarebbero adeguatamente formati.

 

 

Nell’impianto di Hengyang vengono realizzati gli speaker intelligenti Echo Dot e i lettori per e-book Kindle. In seguito al report, Foxconn ha confermato a Reuters di aver avviato un’indagine interna. Se le accuse si rivelassero vere, “prenderemo immediatamente delle contromisure per aderire nuovamente al nostro Codice di condotta”, ha spiegato il gruppo, sostenuto anche da Amazon. Gli addetti, perlopiù interinali, guadagnerebbero circa 2,26 dollari all’ora e, durante i picchi stagionali, accumulerebbero straordinari per cento ore mensili. La legge cinese ne consente invece un massimo di 36.