Per Donald Trump la sicurezza delle reti statunitensi è “un’emergenza nazionale”. Con questa motivazione, nella notte italiana il presidente Usa ha firmato l’ordine esecutivo per vietare a tutte le aziende a stelle e strisce di acquistare apparecchiature di telecomunicazione da imprese straniere. Pur non citandola direttamente, è sicuramente la Cina il primo obiettivo del bando. Nello specifico, vengono colpite soprattutto Huawei e Zte, ripetutamente finite nel mirino dell’amministrazione Trump nei mesi scorsi. Sembrano invece escluse dall’ordine le società europee, in quanto nel documento (disponibile a questa pagina) si legge: “la transazione (intesa come acquisto, importazione, trasferimento, installazione di apparecchi, ndr) coinvolge informazioni e tecnologie o servizi progettati, sviluppati, prodotti o forniti da realtà possedute, controllate o soggette alla giurisdizione di un avversario straniero”.

Una definizione sufficientemente ampia per includere eventualmente qualsiasi soggetto possa prefigurarsi come “avversario”. Ma, almeno per il momento, la Ue sembra essere salva. Un segnale di distensione verso Europa e Giappone è arrivato insieme alla firma dell’ordine: Trump rinviato di sei mesi la decisione sui dazi del 25 per cento su auto e componenti prodotti nel Vecchio Continente e in Giappone. L’aumento dei balzelli sarebbe dovuto scattare il 18 maggio, ma la Casa Bianca ha scelto di prendere tempo in vista dei negoziati commerciali che si apriranno con le delegazioni europee e nipponiche.

La reazione di Huawei non si è fatta aspettare. “Porre delle restrizioni non aiuterà gli Stati Uniti. Anzi, li costringerà ad affidarsi ad alternative più costose e qualitativamente inferiori, inficiando lo sviluppo del 5G”. Secondo il ministro degli Esteri di Pechino, l’ordine siglato da Trump in queste ore (che non è retroattivo) “è un abuso di potere”. Il colosso di Shenzhen, il primo fornitore di apparecchiature di rete al mondo, è finita insieme a un’altra settantina di società nell’Entity List del Bureau of Industry and Security (Bis), un’agenzia del Dipartimento del Commercio.

Se le società straniere coinvolte non potranno vendere i propri prodotti negli Usa, sarà vero anche il contrario: le imprese americane che vorranno trasferire tecnologia all’estero dovranno ottenere una licenza specifica. Tra le principali aziende statunitensi che forniscono soluzioni e componenti a Huawei, per esempio, ci sono Qualcomm, Intel, Broadcom, Seagate, Micron e Western Digital. La decisione della Casa Bianca impatterà quindi inevitabilmente anche loro