Prosegue la lotta di Twitter ai fanatici online del terrorismo. Il social network azzurro ha dichiarato di aver sospeso negli ultimi sei mesi del 2016 ben 376.890 account che promuovevano azioni violente o sovversive. In totale, dal primo agosto 2015 al 31 dicembre dell’anno scorso l’azienda ha cancellato dal Web 636.248 profili. Circa tre quarti di queste azioni sono state intraprese grazie a uno strumento di individuazione automatica proprietario. Twitter è uno dei social network più utilizzati direttamente dalle organizzazioni terroristiche globali per fare propaganda, ma anche da semplici seguaci di entità come Isis e Al Qaeda. Ovviamente, le policy del sito di microblogging non consentono la pubblicazione di messaggi che incitano alla violenza.

Sulla pagina che illustra le regole di Twitter si legge: “Non puoi rivolgere minacce di violenza o incitare alla violenza, compresa l'intimidazione o l'incitazione al terrorismo” e ancora “Non puoi promuovere la violenza contro una persona o attaccarla direttamente o minacciare altre persone in base a razza, etnia, origine nazionale, orientamento sessuale, sesso, identità sessuale, religione, età, disabilità o malattia. Non accettiamo nemmeno account il cui scopo primario sia incitare altri utenti a recare danno in base a queste categorie”.

In passato però lo stesso Twitter, così come altri social network, è stato accusato di muoversi troppo lentamente nella rimozione di queste tipologie di account. Emblematico il caso di Tamara Fields, vedova di Lloyd Fields, un contractor morto in Giordania nel 2015, la quale aveva accusato la piattaforma di aver dato voce ai terroristi, aiutandoli a reclutare militanti. Ma lo scorso agosto un tribunale californiano ha giudicato la società guidata da Jack Dorsey non colpevole.