Nessuno potrà più lucrare vendendo informazioni ricavate da Twitter alle agenzie di intelligence governative. La piattaforma di microblogging ha deciso di vietare a Datminr la vendita di dati ricavati dalle analisi dei tweet, o meglio la vendita di tali dati ai governi e agenzie come la Nsa, la Cia e l’Fbi. Dataminr è un servizio di analytics (di cui Twitter stessa detiene il 5% in azioni) che trasforma il flusso dei cinguettii in “informazioni rilevanti, in tempo reale, per clienti della finanza, del giornalismo e del settore pubblico”, incluse dunque anche le agenzie di intelligence.

La notizia ha fatto il giro del Web, finché in una nota scritta inviata ai giornalisti di The Verge, l’azienda ha specificato di non aver “mai autorizzato Dataminr o qualsiasi altra terza parte a vendere dati al governo o ad agenzie di intelligence per ragioni di sorveglianza”. Nessuna novità, dunque, ma una “policy di vecchia data” di Twitter. Di differente opinione è però il Wall Street Journal, secondo cui il divieto sarebbe una decisione fresca, che segna un cambio di rotta rispetto al passato.

La testata ha citato, come fonti, un “ufficiale senior di intelligence statunitense e altre persone a conoscenza dei fatti”. A detta del Wsj, la scelta di escludere le agenzie di intelligence tra i possibili destinatari del servizio deriva dal clima generale di diffidenza creatosi, nell’opinione pubblica americana, dopo episodi come il braccio di ferro tra l’Fbi ed Apple in merito all’iPhone del terrorista di San Bernardino.

 

 

Sarà davvero una perdita, per chi vigila sulla sicurezza e investiga su attività criminali varie, incluso il terrorismo? Pare di sì, se è vero che in occasione delle stragi di Parigi, lo scorso novembre, Dataminr ha potuto dare un’allerta “qualche momento prima che gli attacchi cominciassero”, sempre a detta delle fonti riservate del Wsj. Nel caso degli attacchi di Bruxelles, invece, le autorità sarebbero state avvisate una decina di minuti prima che la notizia raggiungesse i media. Ancora prima, nel 2013, il servizio è stato sfruttato dal partito democratico per individuare i punti critici da affrontare nella ricandidatura di Obama. Come sottolineato da un ex deputy director dell’Nsa, John C. Inglis, “se Twitter continua a vendere i suoi dati alle aziende private, ma nega questa possibilità ai governi, ha un comportamento ipocrita”.