Uber vola alto, con i taxi-elicottero senza conducente concepiti qualche anno fa e oggi in fase di studio, e allo stesso tempo aziona il freno sulle automobili driverless. È proprio il caso di parlare di freno, non solo metaforicamente (per la scelta di interrompere i test su strada dei prototipi a guida autonoma) ma concretamente, perché le indagini preliminari condotte dal National Transportation Safety Board sull'incidente mortale dello scorso marzo a Tempe, Arizona, hanno citato tra le cause il mancato funzionamento del freno di fronte alla donna che ha attraversato la strada spingendo a mano una bicicletta.

 

Più precisamente, la riscostruzione della dinamica e l'analisi condotte sul software hanno consentito di capire che quest'ultimo avrebbe, sì, rilevato la presenza di un ostacolo e lo avrebbe fatto per tempo, sei secondi prima dell'impatto, ma avrebbe compreso la natura di tale ostacolo solo 1,3 secondi prima. Troppo poco per frentare in tempo utile, prima che la Volvo XC90 in viaggio a 70 chilometri orari travolgesse la sua vittima. E non è tutto.

 

La ricostruzione fa seguito alle voci circolate pochi giorni fa in merito ai settaggi troppo poco “prudenti” delle funzioni del software adibite a distinguere tra ostacoli veri e propri e falsi positivi. Ora nel rapporto compliato dal National Transportation Safety Board si legge che gli ingegneri di Uber avrebbero intenzionalmente disabilitato il sistema di frenata d'emergenza della Volvo “per ridurre i potenziali comportamenti imprevedibili del veicolo”, senza però attivare la funzione di allerta al test driver.

 

La donna a bordo dell'auto driverless, deputata a intervenire in caso di necessità, avrebbe potuto dunque attivare manualmente il freno se solo il software l'avesse allertata della presenza ravvicinata di un ostacolo. Intenta a controllare sullo smartphone il funzionamento del sistema di guida automatica (si era erroneamente polemizzato, sulla base del video diffuso dalla polizia in seguito all'incidente di Tempe, che fosse distratta), la test driver non ha potuto intervenire. L'errore, in un certo senso, è stato un errore umano: il software non ha mai smesso di funzionare ma si è fatta una valutazione sbagliata scegliendo di disattivare una funzione preziosa per la sicurezza.

Il report dell'Ntsb non giunge, in ogni caso, a conclusioni definitive sulle cause dell'incidente e dunque si continuerà a indagare, con la cooperazione di Uber.

 

La società di San Francisco ha momentaneamente rinunciato ai test su strada ma non a un'altra sua grande ambizione, quella dei taxi volanti, per cui dall'anno scorso ha avviato una significativa collaborazione con la Nasa e per cui si progetta il lancio del servizio commerciale UberAir da qui a cinque anni. Già nel 2020, però, si potranno vedere i primi taxi-drone sperimentali sorvolare Dallas, Los Angeles e una terza, non specificata città al di fuori degli Stati Uniti.

 

Nel frattempo Uber ci mette impegno e risorse, come dimostra l'annuncio di un piano di investimenti da 20 milioni di euro, spalmato da qui al 2013, e l'apertura di un nuovo Centro di Tecnologie Avanzate a Parigi. Le attività di ricerca e sviluppo si concentreranno inizialmente proprio sui velivoli elettrici da destinare al futuro servizio di trasporto urbano. “Nel corso dei prossimi cinque anni investiremo 20 milioni di euro nello sviluppo di nuove tecnologie e nuove competenze per portare avanti la nostra visione”, ha fatto sapere la società. “Cominceremo con lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale e di gestione dello spazio aereo per supportare UberAir su larga scala”.

 

 

 

L'inaugurazione del centro parigino è prevista per l'autunno di quest'anno. Attualmente Uber sta ricercando “ingegneri qualificati, talenti nel campo del machine learning e dell'informatica”, che saranno assegnati a compiti di gestione dello spazio aereo, tecnologie di automazione, reti, gestione dell'energia. La società di San Franscisco non dimenticherà di coltivare i talenti in erba: contribuirà a sostenere il corso universitario di Mobilità urbana integrata della École Polytechnique di Parigi. “Abbiamo capito che per rendere le città più efficienti, meno trafficate e inquinate dobbiamo puntare al cielo”, ha spiegato Eric Allison, responsabile dei programmi di aviazione di Uber. “Per questo nel 2016 abbiamo lanciato Elevate, il nostro programma per realizzare un network di veicoli a decollo e atterraggio verticale totalmente elettrici”.