Intel sta mostrando ai produttori il reference design di un ultrabook con un display touchscreen. Non si tratta di un prodotto convertibile in tablet, ma di un notebook vero e proprio con design tradizionale, che ha lo schermo con le stesse funzioni di smartphone e tablet. Si possono quindi ingrandire i contenuti con il cosiddetto pich-to-zoom, sogliare pagine mimando il gesto che si farebbe con il libro, scorrere testi in alto o in basso strisciando le dita sulla superficie tattile. Insomma, nulla di differente dal tablet.
Notebook con touchscreen? Scomodo
Di questa evenienza si parla da prima dell'esordio degli ultrabook, ed è
ormai noto che fra le specifiche per i suoi ultrasottili Intel abbia
inserito la possibilità di montare uno schermo touchscreen al posto di
uno tradizionale. Nessuno però ha ancora messo in produzione questa
novità, e questo è indicativo. In un settore in continua e rapida
evoluzione, in cui i produttori di computer hanno spasmodicamente
bisogno di distinguersi dalla concorrenza, è strano che nessuno abbia
voluto cogliere al volo questa opportunità. Cosa c'è che non va in
quest'idea?
A pensarci bene di ragioni per l'indifferenza ce ne sono, eccome. Usando uno smartphone o un tablet viene naturale interfacciarsi direttamente con lo schermo. Chi ha davanti un notebook, con tastiera e touchpad che si interpongono fra lui e il display, per usare il touchscreen dovrebbe tenere un braccio continuamente sollevato, facendo uno sforzo di gran lunga superiore a quello necessario per usare la tastiera o il touchpad, con i gomiti comodamente appoggiati alla scrivania e i polsi rilassati sul poggiapolsi.
Anche qualora si usasse un mouse esterno, i movimenti da fare sarebbero minimi rispetto a quelli richiesti per servirsi del touchscreen. Non che gli utenti siano tutti pigri, ma con l'impostazione touchscreen difficilmente si arriverebbe alla fine di una giornata lavorativa senza un fastidioso mal di braccia!
C'è anche l'evenienza che l'utente in questione possa usare il notebook in piedi, senza piano d'appoggio, per esempio per fare l'inventario del materiale sugli scaffali di un magazzino. In questo caso il touchscreen sarebbe sicuramente più comodo, ma perché fare fatica a reggere la base del notebook con la mano sinistra, quando al suo posto si potrebbe usare un tablet più leggero, maneggevole e con una impostazione più naturale per la presa?
Di soluzioni ibride nel settore informatico se ne sono viste a bizzeffe, alcune hanno funzionato perché hanno trovato applicazioni specifiche per le quali cadevano a puntino, molte sono state fallimentari e sono ormai finite nel dimenticatoio. Francamente quella del touchscreen sull'ultrabook ci sembra destinata alla seconda categoria, perché ha tutta l'aria di voler per forza instillare una feature di successo (il touchscreen) in prodotti che non sono ancora arrivati al successo (gli ultrabook) pensando che l'idea possa stuzzicare gli utenti e fare da traino al marketing.
In realtà, prima di spendere soldi, basta sedersi alla scrivania e mimare quello che si dovrebbe fare per usare il notebook con schermo sensibile: vi viene naturale?