Impronte digitali e mappe del volto faranno parte della colossale “schedatura” di circa 350 milioni di persone, cittadini europei e non europei, nel futuro Common Identity Repository, o Cir. Un grande database, inclusivo di dati biometrici, la cui creazione è stata decisa la settimana scorsa a larga maggioranza da due votazioni del Parlamento europeo. Ma nessun Grande Fratello incombe dall’alto, almeno a detta delle istituzioni Ue: questo archivio sarà in parte il frutto dell’integrazione di altri database esistenti, dunque di dati di persone già schedate, e servirà a semplificare il lavoro delle forze dell’ordine e i controlli transfrontalieri.

 

Confluiranno nel Cir dati di due archivi già esistenti, ovvero il Sis (Schengen Information System, a cui accedono i governi, le forze di polizia e di controllo delle frontiere di 31 Paesi), e il Vis (Visa Information System). Ma anche quelli di tre nuovi archivi, sulla cui creazione si è votato nei mesi o anni scorsi: lo European Criminal Records System for Third Country Nationals (Ecris-Tcn, che sarà un aggregato delle fedine penali di cittadini extraeuropei), l’Entry/Exit System (Ees, registrerà i passaggi in entrata e uscita di cittadini extraeuropei dai Paesi europei) e lo European Travel Information and Authorisation System (Etias, un archivio elettronico dei permessi di ingresso fino a 90 giorni nei Paesi dell’area Schengen, per le persone che non hanno bisogno di richiedere un visto). E ancora, dati dell’Interpol e dell’Europol.

 

 

Un bel po’ di fonti di natura, scopo ed estensione differenti. Per semplificare la consultazione e il confronto tra i dati, dunque, tutte le attuali e future informazioni su record criminali, permessi di ingresso e movimenti transfrontalieri di cittadini non Ue saranno accessibili anche dal Common Identity Repository, che rientra nel progetto di creazione di un unico framework europeo per la gestione delle frontiere e il potenziamento della sicurezza. Un sistema unificato consentirà una più rapida e precisa identificazione di persone sprovviste di documenti e permetterà di smascherare le false identità (quando, per esempio, una stessa impronta digitale sia associata a diverse generalità, o viceversa a un nome e cognome siano associate impronte diverse in più di un database).

 

La notizia non ha molto di tecnologico, se non il fatto che parte dell’archivio sarà composta da dati biometrici, come già avviene negli Stati Uniti per i database dell’Fbi e della Customs and Border Protection, agenzia interna al dipartimento per la Sicurezza interna. Il Parlamento e il Consiglio Europeo hanno assicurato che ci saranno “appropriate garanzie” a protezione della privacy, e che l’accesso ai dati sarà regolamentato. Nondimeno, fa effetto pensare che il Cir sia destinato a essere uno tra i principali sistemi di schedatura biometrica al mondo, inferiore per dimensioni solo a quello del governo cinese e a quello indiano.