Dopo due settimane di trattative, arriva l’accordo tra Zte e Stati Uniti. La compagnia asiatica dovrà sborsare un miliardo di dollari, a cui si aggiungono quattrocento milioni da versare in un fondo, a garanzia di eventuali infrazioni future. Entro trenta giorni, inoltre, Zte dovrà rinnovare completamente management e board, mentre sarà compito del governo statunitense formare un comitato di compliance completamente americano all’interno dell’azienda, ai fini di monitorarne l’operato. Una misura che “fungerà da deterrente anche per altri”, come dichiarato dal Segretario al commercio Usa, Wilbur Ross. Le condizioni dell’accordo sono molto pesanti, ma permetteranno a Zte di ripartire dopo un mese di sospensione delle attività nel settore mobile, che l’avevano costretta anche a interrompere i lavori di unificazione delle linee di Tre e Wind in Italia.

Si chiude così una vicenda iniziata a marzo dello scorso anno, con la prima condanna da parte degli Stati Uniti al colosso cinese, accusato di aver violato l’embargo intrattenendo rapporti commerciali con Iran, Corea del Nord, Siria, Sudan e Cuba. Zte si era dichiarata colpevole ed era stata sanzionata per 1,19 miliardi di dollari. Nell’accordo era prevista però anche un’altra clausola: il licenziamento di tutti i dipendenti coinvolti nelle transazioni illecite.

Ma, secondo gli Usa, Zte avrebbe palesemente violato l’imposizione della Casa Bianca e, anzi, avrebbe addirittura premiato i propri dipendenti. Come conseguenza, gli Stati Uniti hanno deciso di vietare all’azienda asiatica di condurre le proprie attività sul suolo americano per sette anni. Come se non bastasse, Washington ha messo nel mirino le apparecchiature di networking della società cinese, sostenendo che fossero un mezzo per introdurre nel Paese tecnologia soggetta al cyberspionaggio di Pechino.

Zte è stata quindi costretta a chiudere le attività, non potendosi rifornire di chip da Intel e avendo perso la licenza per il sistema Android da Google. Il ripensamento di Donald Trump è arrivato però poche settimane fa, tramite un tweet, in cui ha dichiarato di aver iniziato le contrattazioni con il presidente Xi Jinping per permettere al colosso cinese della telefonia di tornare in attività.

Sebbene le condizioni del patto nei confronti della compagnia asiatica siano estremamente punitive, Trump adesso sarà comunque chiamato a rispondere davanti al Congresso, diviso in merito alla sua decisione. Oltre ai democratici, il fronte dei contrari è composto anche da alcuni membri del partito repubblicano che, spaventati dalla possibilità di cyberspionaggio e di collaborazione con chi ha rifornito di tecnologia Iran e Nord Corea, avevano chiesto al presidente di non riaprire le trattative.