Da due anni l'Europa punzecchia Google con l'ipotesi di una snippet tax, cioè di una tassa sulle notizie pubblicate dal servizio News e su quelle visualizzate dal motore di ricerca. Contenuti che portano traffico e profitti nelle casse di Mountain View, in cui però Big G agisce da semplice selezionatore e aggregatore, senza meriti di produzione originale. Ora si torna a parlare di questa ipotesi, che per la multinazionale californiana rappresenterebbe un'ulteriore spina conficcata nel suo fianco dalle istituzioni del Vecchio Continente, certo non più dolorosa rispetto alle multe miliardarie già decise o valutate dall'antitust della Commissione Europea in relazione al servizio di comparazione prezzi Shopping e alle pratiche commerciali di Android.

La nuova tassa, ispirata a quella già voluta anni fa dalla Spagna, potrebbe abbattersi non solo su Google News ma anche su altri servizi Web di aggregazione di notizie, che risultano sgraditi a editori come Axel Springer (il primo gruppo editoriale tedesco, che ha preso il nome del suo defunto fondatore) e il ramo britannico di News Corp (gruppo multinazionale di proprietà di Rupert Murdoch), due dei promotori della proposta. A detta della European Alliance of News Agencies, “l'utilizzo non autorizzato di contenuti editoriali su Internet da parte degli aggregatori e dei motori di ricerca sta minacciando l'accesso sostenibile dei cittadini ai contenuti giornalistici di qualità”. Questi ultimi, e in particolare quelli premium (una strada scelta, oltreoceano, da testate come il Wall Street Journal, dal New York Times e dal Washington Post).

È chiaramente di parere contrario Google, che già l'anno scorso si era espressa attraverso un blogpost dicendo che una tassa di questo tipo “danneggerebbe chiunque scriva, legga o condivida notizie, incluse le molte startup europee che stanno lavorando in questo settore per costruire modelli di business sostenibile online”.

Queste due diverse posizioni si rispecchiano nella spaccatura che attualmente divide il Parlamento dell'Ue, e che dovrà essere almeno in parte sanata per approvare un'eventuale legge con maggioranza del 65%. Al momento i rappresentanti europei di Francia, Spagna e Germania supportano la proposta, che viene invece osteggiata da Regno Unito, Irlanda e Norvegia e Svezia. Tre commissioni parlamentari hanno già approvato un testo preliminare della snippet tax, ma si attende il pronunciamento della Commissione Affari Legali, messa sotto pressione da gruppi di lobby.

 

 

 

Intanto, in California c'è chi – a differenza di Google – si tra preoccupando dei buoni rapporti con il mondo dell'editoria e del giornalismo, funzionale alle proprie ambizioni strategiche. Facebook, secondo alcune dichiarazioni giunte da un digirente, sta sperimentando l'eventualità di introdurre un paywall per il servizio Instant Articles, che dunque resterebbe fruibile gratuitamente entro certi limiti di lettura, richiedendo invece la sottoscrizione di un abbonamento a chi desideri un accesso illimitato ai contenuti.