Ricalcando la scelta di Microsoft, Cortana, anche Nokia immagina un assistente virtuale con un nome femminile: Viki. Un documento depositato all’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale, l’Euipo, descrive un progetto di intelligenza artificiale non troppo dissimile da Cortana, da Google Assistant e da Siri (il “maggiordomo” di iOS). Una tecnologia di assistenza tramite chat e risposta a comandi vocali, applicabile non soltanto ai dispositivi mobili ma anche al Web. Non si tratta, però, di una richiesta di riconoscimento di brevetto ma semplicemente di registrazione del marchio, Viki, appunto, associato a una generica descrizione: “Software per la creazione e il monitoraggio di assistenti digitali per mobile e Web, che operano sulla base di conoscenze e della combinazione di tutte le fonti di dati in un’unica interfaccia basata su chat e voce”.

Tanto basta per interrogarsi sulle intenzioni di Nokia, un tempo simbolo per antonomasia del mondo della telefonia cellulare ma oggi lontanissima dalle ambizioni dello scorso decennio. Dopo aver patito l’avanzata di Android su scala globale e tentato la scommessa dei Windows Phone sulla gamma Lumia, l’azienda finlandese nel 2014 aveva venduto a Microsoft la sua divisione mobile. Il brand Nokia, invece, campeggia e campeggerà ancora su nuovi smartphone, prodotti però dalla finnico-cinese Hdm Global, che potrà utilizzarlo grazie a un contratto di licenza decennale. E proprio in questi giorni una novità Android di fascia media, il Nokia 6, è stato presentato sul mecato cinese.

Il marchio Viki, invece, è tutta farina del sacco di Nokia.  L’azienda, rispondendo ai giornalisti, si è limitata a dire che “Nokia di tanto in tanto registra dei trademark” e che “non commenta sul come, sul se o sul quando potranno eventualmente essere utilizzati su prodotti e servizi”. Non è nemmeno escluso che, una volta trovato un nome gradito al marketing, la società abbia voluto preservarlo per eventualità future, senza però aver sviluppato una vera e propria tecnologia che dia sostanza a tale nome.

 

 

Sull’intelligenza artificiale oggi tutti i colossi dell’It mondiale stanno compiendo investimenti miliardari, fra acquisizione di startup e attività di ricerca e sviluppo, e abbiamo visto realizzarsi alleanze storiche come quella fra Ibm, Microsoft, Facebook e Google. Le possibili applicazioni del machine learning spaziano dal miglioramento delle ricerche Web al riconoscimento delle immagini (si vedano i recenti progressi di Word in Office 365), dalla neuroscienza ai navigatori satellitari, dal gaming ai dispositivi mobili, dalla domotica alla videosorveglianza, senza dimenticare ovviamente la robotica e l’automazione del servizio clienti tramite chatbot. Significativo è anche il caso di Google, che la sta utilizzando per ottimizzare la gestione dei propri data center e per ottenere importanti risparmi sui consumi energetici.