Dopo tanto partire, con lo scandalo di Cambridge Analytica, Facebook tira almeno un mezzo sospiro di sollievo nel caso giudiziario del presunto furto di proprietà intellettuale compiuto da Oculus ai danni della società di videogaming ZeniMax. É solo un mezzo sospiro, appunto, perché un tribunale federale di Dallas ha deciso di ridurre del 50% la multa di 500 milioni di dollari inclusa nella sentenza di inizio 2017. L'iter giudiziario era cominciato nel 2014.

Mark Zuckerberg in persona si era seduto al banco dei testimoni, un anno e mezzo fa, per difendere il chief technology officer di Oculus John Carmack, accusato di aver trafugato e trasferito i segreti industriali di ZeniMax, per cui aveva lavorato in precedenza. I visori di Oculus sarebbero dunque nati sfruttando ingiustamente la tecnologia proprietaria della ex azienda di Carmack, tecnologia che era stata passata a Palmer Luckey, fondatore di Oculus,e dunque inserita nel software development kit dei visori.

Il tribunale aveva in parte dato ragione agli accusanti, obbligando la società di Palmer a pagare 500 milioni di dollari a mo' di indennizzo. In realtà erano state riconosciute la violazione di copyright e marchio registrato e la violazione di un accordo di non-divulgazione, ma non la più grave accusa di appropriazione indebita di segreti industriali. Non ancora soddisfatta, ZeniMax aveva quindi presentato una seconda ingiunzione per impedire che Oculus utilizzasse l'Sdk su nuovi dispositivi e che vendesse o promuovesse quelli già realizzati.

Ma gli è andata male: non solo questa seconda richiesta non è stata accolta – e dunque non si applicherà alcun veto alla commecializzazione di nuovi e vecchi visori Oculus – ma il tribunale federale del distretto di Dallas, presieduto dal giudice Ed Kinkeade, ha anche dimezzato da 500 a 250 milioni di dollari la precedente multa. A detta del giudice, non esistono sufficienti prove che ZeniMax abbia subito danni commerciali. Facebook ha ora fatto sapere attraverso Bloomberg di volersi appellare per chiedere l'annullamento completo della multa.