Amos Genish è il nuovo amministratore delegato di Tim. La telco ha deciso quindi di puntare sul già chief convergence officer di Vivendi, società che controlla la maggioranza relativa dell’ex monopolista italiano. Israeliano, manager di lungo corso con un passato nelle telecomunicazioni in Brasile (Gvt e Telefonica/Vivo), Genish sostituisce il dimissionario Flavio Cattaneo, uscito dal gruppo a luglio. Presidente e vicepresidente rimangono Arnaud de Puyfontaine e Giuseppe Recchi. A quest’ultimo, come spiega una nota dell’azienda, “sono attribuite le funzioni vicarie, nonché la responsabilità organizzativa della funzione Security preposta, fra l’altro, al presidio di ogni attività e asset rilevante ai fini della sicurezza e della difesa nazionale all’interno di Tim e delle altre società italiane del gruppo, in particolare Sparkle e Telsy”.

Inoltre, il Cda ha approvato a maggioranza la creazione di una joint venture con la francese Canal+, con l’obiettivo di far convergere telco e media. La nuova entità consentirà a Tim di accedere all’esperienza e ai contenuti di una delle più importanti società nel panorama mondiale delle produzioni e dei diritti. La joint venture si occuperà di produzioni e co-produzioni, italiane e internazionali, oltre che dell’acquisizione di diritti (anche sportivi).

Ma la nomina di Genish a Ceo arriva in un momento in cui la politica ha tutti gli occhi puntati sulla società. Palazzo Chigi ha infatti avviato “il procedimento per l’eventuale irrogazione della sanzione pecuniaria” per la mancata notifica del controllo di Vivendi sull’ex monopolista della Penisola. La scalata della creatura di Vincent Bolloré a Tim sarebbe infatti viziata dal difetto di notifica e l’operazione, quindi, non sarebbe stata comunicata al governo italiano né tempestivamente né nei modi corretti. A pagare la multa, però, sarebbe la stessa Tim.

È il frutto dell’attivazione del golden power, vale a dire il potere speciale previsto da una legge del governo Monti del 2012 che consente allo Stato di intervenire in caso di “attività di rilevanza strategica per il sistema di difesa e sicurezza” e quando si verifichi una “minaccia effettiva di grave pregiudizio per gli interessi essenziali” del nostro Paese.