La specializzazione
in medicina oncologica di Watson potrebbe aprire una serie di problemi legati alla professione medica. L'ennesima dimostrazione tenuta a Washington dal supercomputer di IBM ha messo sotto gli occhi di medici e legislatori le sue nuove capacità, dimostrando come sia in grado di memorizzare le informazioni cliniche dei pazienti e sintetizzare migliaia di riviste mediche e altri materiali di riferimento. Incrociandoli con tutti i dati dei pazienti Watson è capace di elaborare l'opzione di trattamento migliore.
Watson
Quello che se ne trae è che i primi utenti di Watson saranno proprio i medici. Tuttavia con Watson potrebbe non servire più un dottore con una lunga serie di specializzazioni oncologiche. Anzi, considerate la capacità dimostrate dalla macchina i medici potrebbero finire per impiegare il loro tempo in attività differenti dalla diagnosi, che potrebbe diventare più economica e accessibile a tutti.
In verità l'unico compito che non saprà svolgere il supercomputer è quello legato al lato umano della professione medica, ossia la comunicazione delle patologie ai malati e l'assistenza umana e psicologica: un parte fondamentale della professione.
L'ordine dei medici tuttavia potrebbe non condividere questa analisi e schierarsi contro i progressi di Watson. Del resto, fanno notare alcuni siti stranieri, nei diversi Stati ci sono già differenze sostanziali nei compiti che possono svolgere gli infermieri senza la supervisione dei medici, che è la diretta conseguenza del potere politico esercitato dalla classe dei medici.
La morale è che il "campo di applicazione pratica" di Watson non sarà solo una riflessione medica sulle capacità di elaborazione della macchina, ma una vera e propria questione di stato su cui il Governo dovrà intervenire.
Sono lontani i tempi in cui le macchine sono benvenute nel nome del progresso. Adesso siamo nell'epoca in cui i posto di lavoro vanno difesi dalla minaccia delle macchine.