"iOS è un sistema operativo diffuso ma chiuso, Android finirà per essere chiuso a causa del rapporto con Motorola", quindi webOS ha spazio per tornare in auge come unica alternativa open source. Lo ha detto il numero uno di HP Meg Whitman nel corso del vertice con gli investitori tenutosi a Las Vegas la scorsa settimana, che dietro alla fusione fra Google e Motorola vede "il potenziale per cambiare radicalmente la natura di Android".
Meg Whitman
HP quindi torna a riporre la sua fiducia sul progetto acquisito da Palm due anni fa per 1,2 miliardi di dollari, e dopo averlo smantellato chiudendo la divisione e lasciando a casa 525 dipendenti ora lo elegge a bandiera per promuoversi paladina dell'open source. La Whitman però non si stacca dalla realtà, e precisa che saranno necessari "altri tre o quattro anni" affinché webOS possa essere un prodotto finito e diffuso: un'era geologica in un mondo, quello dell'informatica, che si evolve a ritmi frenetici e che allora potrebbe avere cambiato quasi del tutto i connotati e le esigenze degli utenti.
Del resto non ha torto la Whitman quando spiega che "queste cose richiedono tempo", ma lei ci crede perché l'avere affidato lo sviluppo alla comunità open source ovviamente comporta tempi più lunghi di quelli che sarebbero stati necessari internamente, con una tabella di marcia serrata.
Nonostante questo la Whitman inizia l'opera di evangelizzazione e spiega che webOS offre grandi vantaggi rispetto a iOS (che è chiuso) e Android (che è frammentato), perché il fatto che Google possa prodursi in casa i prodotti hardware sparge un velo di incertezza sulla piattaforma software così com'è oggi.
La versione Open webOS 1.0 dovrebbe essere pronta per il prossimo settembre, ma questo non significa che il sistema per quella data sarà pronto per dare il suo contributo al mondo mobile. Per quel tempo tuttavia dovrebbero essere prossimi all'arrivo i tablet con Windows 8, a cui la Whitman non ha fatto accenno.
webOS
La teoria della Whitman probabilmente scaturisce dal fatto che se Google dovesse prodursi hardware e software in casa e tagliare le forniture agli attuali clienti di Android, come Samsung, HTC, LG, Huawei, tutti resterebbero senza un sistema per i loro prodotti.
A dire il vero se Larry Page dovesse realmente fare una mossa simile sarebbe maldestra e inattesa, oltre che poco produttiva, perché per com'è strutturato oggi il sistema operativo di Mountain View qualsiasi prodotto Android in circolazione porta soldi nelle tasche di Google tramite la pubblicità.
Francamente gli elementi dalla parte della teoria di HP sono pochi, ma non ci sentiamo di escludere a priori che a qualcuno possa interessare un nuovo sistema operativo mobile. Tutto dipende da quello che realizzeranno gli sviluppatori open source: se il prodotto finale avrà effettivamente del valore aggiunto rispetto a quelli in circolazione perché non farne buon uso?