La Cina ha bloccato Whatsapp. Da alcune ore una fra le più popolari applicazioni di messaggistica al mondo non risulta più accessibile in tutto il territorio del Paese del Dragone. Una escalation censoria partita a metà luglio, quando Pechino aveva deciso di limitare l’invio di video, messaggi vocali e allegati tramite Whatsapp. Ma la componente testuale della piattaforma aveva sempre funzionato. Secondo gli osservatori, la stretta sul servizio è da imputare all’avvicinarsi del quinquennale Congresso del Partito comunista cinese, che si aprirà il 18 ottobre. Un appuntamento cruciale per la leadership del colosso asiatico, durante il quale verranno scelti i vertici del partito, anche se l’attuale presidente Xi Jinping sembra veleggiare verso un’assoluta riconferma. Rimangono comunque le incognite su chi entrerà a far parte del Comitato permanente dell'ufficio politico del partito, il gruppo ristretto che è in grado di decidere le sorti del Paese.

Il blocco totale di Whatsapp è stato possibile, secondo quanto ricostruito dall’esperto di crittografia Nadim Kobeissi di Symbolic Software, da un upgrade del Grande Firewall che monitora quotidianamente il traffico in entrata e in uscita in Cina. Per Kobeissi gli addetti alla cybersicurezza del Dragone sarebbero riusciti a intervenire sul protocollo Noisesocket che Whatsapp utilizza per crittografare i messaggi di testo.

Un intervento molto più complesso rispetto a quello, già effettuato a luglio, sui protocolli Https e Tls sfruttati dall’applicazione per scambiare foto e video. L’unico servizio di chat che non subisce limitazioni apparenti è Wechat, della cinese Tencent. Una piattaforma che è praticamente diventata sinonimo di Internet per quasi un miliardo di utenti, che la utilizzano quotidianamente per navigare, effettuare acquisti e pagamenti digitali, come strumento social e molto altro.

 

Wechat è l'alternativa cinese a Whatsapp, ma è strettamente sorvegliata dal governo

 

Ovviamente, Wechat è fortemente sorvegliata dal partito. Proprio in questi giorni Tencent ha inviato agli utenti un messaggio per informare che il servizio aveva aderito alle nuove richieste governative in materia di pubblicazione dei dati personali. Ma la censura su Whatsapp rappresenta un colpo soprattutto per Facebook, che rilevò la piattaforma nel 2014 per 19 miliardi di dollari.

Il social network blu risulta inaccessibile su suolo cinese fin dal 2009 e l’azienda guidata da Mark Zuckerberg deve così fare a meno di un mercato potenziale di centinaia di milioni di utenti. Situazione molto simile per Google, che nel 2010 fu costretta a spostare i propri server a Hong Kong, lasciando così spazio libero all’autoctono Baidu: un motore di ricerca da 65 miliardi di dollari di capitalizzazione e che viene utilizzato ogni giorno da circa mezzo miliardo di persone.