Potere dell’abitudine, mancanza di risorse economiche o fascino del vintage? È probabilmente il cocktail di questi ingredienti a rendere Windows Xp ancora così utilizzato dagli utenti nel mondo, malgrado il sistema operativo non sia più supportato da Microsoft da quasi un anno. Secondo la società di analisi NetMarketShare, infatti, Xp deteneva ancora a marzo 2015 una quota di mercato del 16,94% sul totale dei sistemi operativi utilizzati da desktop. Una cifra superiore a quella di Windows 8 e 8.1 combinata, che si ferma a 14,07%.

Certo, lo scenario è cambiato dallo scorso luglio, quando l’obsoleto sistema operativo di Redmond troneggiava ancora con un 24,8%, ma il primo dato mostra in modo palese una cosa: nel mondo sono ancora milioni e milioni le macchine che funzionano con Xp e, di conseguenza, sono esposte a gravi rischi. Probabilmente l’arrivo ormai prossimo di Windows 10 dovrebbe assestare il colpo di grazie definitivo all’os di Microsoft, che vide la luce nel 2001. In termini informatici, un’era geologica.

Microsoft ha inizialmente fatto molto per gli aficionados, fornendo comunque aggiornamenti e supporti limitati ai computer con Windows Xp. Ad esempio, nel maggio 2014 la casa di Redmond rese disponibile una patch di sicurezza per una vulnerabilità di Internet Explorer, che copriva le versioni dalla 6 alla 11, motivando la scelta proprio con l’enorme diffusione dell’ecosistema: una falla potenzialmente così larga non poteva sicuramente essere lasciata scoperta, perché le conseguenze potevano essere difficilmente immaginabili.

La fine del supporto esteso innescò anche situazioni paradossali e quasi comiche, soprattutto per le aziende o gli enti che si trovarono costretti a cambiare parchi macchine davvero sterminati. Il Regno Unito, ad esempio, non trovò altra soluzione che pagare 6,7 milioni di euro per prorogare di un anno l’assistenza per Windows Xp, Office 2003 ed Exchange 2003. Così come il governo dei Paesi Bassi, anche se la cifra in questo caso non è mai stata resa nota.