La storica collaborazione tra Fujifilm e Xerox traballa. Per la joint-venture Fuji Xerox, creata oltre cinquant'anni fa per distribuire i prodotti e soluzioni della nordamericana sul mercato asiatico, meno di cinque mesi fa era stata annunciata una nuova manovra societaria da 6,1 miliardi di dollari: la giapponese avrebbe dovuto rilevare entro la fine del'anno il 50,1% della nordamericana, traferendo poi parte di questa proprietà nella compartecipata. In maggio, però, i due principali azionisti di Xerox, Carl Icahn e Darwin Deason, erano riusciti a far saltare l'accordo di fusione tra le due aziende.

 

La reazione dei giapponesi è arrivata la settimana scorsa: Fujifilm ha fatto causa alla statunitense per il dietro fronti, chiedendo 1 miliardo di dollari di risarcimento. Una cifra definita dagli stessi richiedenti come “punitiva”, molto più alta dei 183 milioni di dollari previsti dall'iniziale accordo come termination fee. A detta di Fujifilm, non è accettabile che due azionisti insieme proprietari di solo il 15% delle quote possano dettare legge su un impegno già preso.

 

Ora si aggiunge un nuovo capitolo alla storia. L'amministratore delegato (in carica da maggio) di Xerox, John Visentin, ha definito il tentativo della controparte di riaprire le trattative come“niente più che un disperato, errato piano di negoziazione”. Intervistato dai media giapponesi, il Ceo ha detto che “le vostre attese sul fatto che Xerox possa presentarsi da Fujifilm con una nuova proposta di manovra societaria sono semplicemente illusorie. Non succederà”.

 

John (Giovanni) Visentin, Ceo di Xerox

 

 

Parole così nette certo non calmano le acque, ma anzi lasciano immaginare alcuni commentatori che la Fuji Xerox possa essere messa in discussione. Creata nel 1962 per sviluppare, fabbricare e vendere i prodotti Xerox (stampanti, sistemi multinfuzione, software di gestione documentale) nella regione Asia-Pacifico, la joint-venture era stata rinnovata per altri vent'anni dai due partner nel 2001. Dal 2021, se non prima, l'azienda di Visentin potrebbe a questo punto liberarsi dall'accordo e tentare quindi di proporsi sul mercato asiatico senza nessun intermediario. Ma potrebbe doversi preparare al pagamento di una salata multa.