L’Aquila ha smesso di volare, ma nuovi droni “solari” di Facebook ed Airbus presto potrebbero solcare il cielo sopra l’Australia. Condizionale d’obbligo per l’indiscrezione fatta circolare dalla testata tedesca NetzPolitik, sebbene a testimonianza di trattative in corso tra la società di Menlo Park e il colosso del settore aerospaziale ci sia un documento della  Australian Civil Aviation Safety Authority, ente che ha concesso il permesso di sperimentazione (e che ha poi fornito ai giornalisti il documento, assecondando una richiesta come previsto dalla legge australiana sulla libertà di informazione).

Che tra Facebook ed Airbus esista un rapporto di collaborazione è invece cosa nota, già annunciata nell’estate del 2018 quando la società di Mark Zuckerberg decise di interrompere dopo quattro anni i voli sperimentali di Aquila. Stando alle dichiarazioni, è però proseguito il progetto di sviluppo di una piattaforma connettività a banda larga Haps (High Altitude Platform Station) che consenta il traffico dati e, quindi, in funzionamento dei velivoli senza conducente.

Ora, scrive NetzPolitik, si apprende che Facebook sta “lavorando da mesi a un progetto segreto, che la trasformerà da social network a Internet provider mondiale”. Con Zephyr, il drone a energia solare di Airbus, la società di Mark Zuckerberg mira a portare Internet ai circa 3,8 miliardi di abitanti del Pianeta che ancora non conoscono il Web o che non possono accedervi.

Se questo fosse vero, Zephyr aggiungerebbe l’eliminazione del digital divide alla lista delle proprie missioni, attualmente riguardanti scopi di difesa, di soccorso umanitario e di monitoraggio ambientale. Dal documento si evince che la versione scelta da Facebook è il Modello S, un velivolo dotato di un’apertura alare di 25 metri, progettato per poter raggiungere un massimo di 20.000 metri di altitudine e in grado di trasmettere dati verso la terraferma sulle frequenze delle onde millimetriche. La capacità di immagazzinare energia fotovoltaica e di conservarla a lungo termine in una batteria secondaria gli permette di volare anche la notte, per diverse settimane prima di restare a secco.

Dal documento non si evince chiaramente a che punto sia la sperimentazione o quanti voli il drone Airbus al servizio di Facebook abbia già completato. Si sa però che tra marzo e settembre del 2018 almeno diciotto incontri hanno riunito nella stessa stanza rappresentanti di Airbus e della Australian Civil Aviation Safety Authority.