L’Unified Communication cresce, ma deve maturare

di Luigi Ferro
pubblicato lunedì 12 dicembre 2011

L’Osservatorio del Politecnico di Milano evidenza una penetrazione molto sviluppata di queste soluzioni nelle grandi aziende e ancora modesta nelle Pmi. Il problema risiede comunque nelle modalità di utilizzo dello strumento tecnologico, nella maggior parte dei casi ancora inadeguate. Un’accelerazione potrebbe arrivare dai tablet, diffusi nel 50% delle grandi organizzazioni.

Gli strumenti di Unified communication & collaboration si diffondono, ma poche aziende li utilizzano la meglio delle loro possibilità. Si punta soprattutto a efficienza e riduzione dei costi. In tempi brevi porta ritorni misurabili in termini di efficienza e riduzione dei costi di comunicazione. Per questo motivo l’Ucc è sempre stata un fenomeno in crescita al di là dei chiari di luna della situazione economica.



I dati dell’edizione annuale dell’osservatorio del Politecnico di Milano, elaborati sulla base di un’indagine che ha coinvolto i responsabili dei sistemi informativi di 107 organizzazioni di grandi dimensioni operanti in Italia e 261 Pmi, non smentiscono l’andamento di un settore che vede gli strumenti di comunicazione e collaborazione essere diffusi in oltre il 95% delle grandi aziende e solo nel 31% delle piccole e medie imprese.

Tale diffusione – si legge nel rapporto - non si traduce però ancora nella capacità di cogliere appieno le potenzialità di ripensare processi e relazioni in un’ottica di lungo periodo, in quanto le aziende si limitano a percepire i soli benefici legati all’efficienza e alla riduzione dei costi di comunicazione. Solo il 15% delle grandi imprese fa infatti un utilizzo delle soluzioni Ucc in modo maturo. Il 25% è ancora allo stato embrionale e il restante 60% delle aziende sta sviluppando iniziative di rilievo ma limitate ad alcuni ambiti.

“L’evidenza empirica - dichiara Alessandro Piva, responsabile della ricerca – mostra come nel 68% dei casi non esista alcun tipo di integrazione nei sistemi informativi. Dove presenti, questi si concentrano nell’integrazione con strumenti di workflow nel 76% dei casi, con gli enterprise social media nel 12% e con i social media esterni  nel 3%.

Sembra ancora molto lunga quindi la strada per arrivare a una completa “fusione” dei servizi di Unified communication & collaboration nei sistemi informativi e nei processi aziendali”. Anche per quanti riguarda l’integrazione con gli attori esterni all’organizzazione il quadro appare ancora poco maturo: nel 49% dei casi non c’è interesse ad allargare l’utilizzo degli strumenti di Ucc all’esterno dell’organizzazione, mentre nel 20% ne è prevista l’estensione entro i prossimi 12 mesi.

 

Uno degli aspetti più innovativi che emerge dalla ricerca di quest’anno è l’affermarsi di nuovi modelli di offerta in logica cloud o Ucc as a Service. L’adozione del cloud è piuttosto diffusa nei diversi ambiti con percentuali di penetrazione che vanno dal 23% fino anche al 50%. L’e-mail arriva al 52%, gli Unified Contact Center  al 46% e i sistemi di conferencing e Telepresence al 36%.

Dal punto di vista dei Cio, l’Osservatorio mostra come la Ucc sia un ambito di investimento strategico con un trend di crescita positivo e budget considerevoli, ma ancora caratterizzato da una limitata maturità nell’utilizzo. “Per uscire da questa fase di sperimentazione – è l’opinione di Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio – le aziende dovranno sfruttare la flessibilità che tali soluzioni offrono puntando a una maggiore integrazione con i sistemi informativi e con i processi, favorendo nuove forme di organizzazione del lavoro. Le aziende dovranno anche sforzarsi nel rendere fruibili all’esterno le soluzioni di collaborazione per creare nuove modalità di interazione con i clienti finali e altri attori”.

Secondo i responsabili dei sistemi informativi le aziende dovranno creare un sistema di collaborazione unificata riducendo, in un caso su quattro, l’overflow informativo causato dalla coesistenza in azienda di soluzioni diverse e ridondanti e fare presa sulla naturale predisposizione degli utenti finali ad utilizzare gli strumenti di collaborazione del mondo consumer, tendenza che riguarda sempre un’azienda su quattro, offrendo servizi ad elevata usabilità.

Quanto al fenomeno della consumerizzazione, i dati raccolti mostrano la chiara di crescita dell’utilizzo di soluzioni consumer con il diminuire della dimensione aziendale. L’81% delle Pmi che utilizza strumenti di Ucc fa ricorso a soluzioni consumer; la percentuale scende al 56% nelle grandi aziende e al 31% in quelle molto grandi. Numerose aziende utilizzano invece strumenti consumer abbinandoli a quelli di taglio business.



Le motivazioni all’origine dell’utilizzo di soluzioni business sono invece principalmente legate alla possibilità di integrazione con i sistemi informativi aziendali (obiettivo citato dal 45% del campione), maggiore sicurezza dei dati e affidabilità delle applicazioni (32%), qualità del livello di servizio (27%) e maggiore riservatezza dei dati (16%). Per contro, coloro che utilizzano soluzioni consumer lo fanno perché ne riconoscono un’elevata facilità di utilizzo (61%), costi di implementazione ridotti (41%) e la possibilità di accedere alle informazioni anche da luoghi diversi dal posto di lavoro (32%).

Gli strumenti consumer arrivano in azienda in due modi. Da una parte e nel 58% dei casi, è l’organizzazione che ne spinge l’utilizzo e la funzione Ict si fa sponsor di queste iniziative; dall’altra, nel rimanente 42%, sono le Line o gli utenti che, senza alcun tipo di supporto da parte dell’organizzazione e dell’Ict, sperimentano autonomamente strumenti consumer per usi professionali.

Un’ultima indicazione emersa dall’indagine interessa i tablet. Le opportunità di collaborazione sono aumentate fortemente con il diffondersi dei pc a tavoletta e secondo i dati dell’ateneo milanese la penetrazione di iPad e simili si attesta intorno al 50% per le grandi aziende e al 30% per le Pmi. E circa il 25% delle aziende grandi e grandissime e il 7% delle Pmi dichiarano di volerli introdurre nei prossimi 12 mesi.


 
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