Gli strumenti di Unified communication & collaboration si
diffondono, ma poche aziende li utilizzano la meglio delle loro
possibilità. Si punta soprattutto a efficienza e riduzione dei costi. In
tempi brevi porta ritorni misurabili in termini di efficienza e
riduzione dei costi di comunicazione. Per questo motivo l’Ucc è sempre
stata un fenomeno in crescita al di là dei chiari di luna della
situazione economica.
I dati dell’edizione annuale dell’osservatorio del
Politecnico di Milano, elaborati sulla base di un’indagine che ha
coinvolto i responsabili dei sistemi informativi di 107 organizzazioni
di grandi dimensioni operanti in Italia e 261 Pmi, non smentiscono
l’andamento di un settore che vede gli strumenti di comunicazione e
collaborazione essere diffusi in oltre il 95% delle grandi aziende e
solo nel 31% delle piccole e medie imprese.
Tale diffusione – si
legge nel rapporto - non si traduce però ancora nella capacità di
cogliere appieno le potenzialità di ripensare processi e relazioni in
un’ottica di lungo periodo, in quanto le aziende si limitano a percepire
i soli benefici legati all’efficienza e alla riduzione dei costi di
comunicazione. Solo il 15% delle grandi imprese fa infatti un utilizzo
delle soluzioni Ucc in modo maturo. Il 25% è ancora allo stato
embrionale e il restante 60% delle aziende sta sviluppando iniziative di
rilievo ma limitate ad alcuni ambiti.
“L’evidenza empirica -
dichiara Alessandro Piva, responsabile della ricerca – mostra come nel
68% dei casi non esista alcun tipo di integrazione nei sistemi
informativi. Dove presenti, questi si concentrano nell’integrazione con
strumenti di workflow nel 76% dei casi, con gli enterprise social media
nel 12% e con i social media esterni nel 3%.
Sembra ancora molto lunga
quindi la strada per arrivare a una completa “fusione” dei servizi di
Unified communication & collaboration nei sistemi informativi e nei
processi aziendali”. Anche per quanti riguarda l’integrazione con gli
attori esterni all’organizzazione il quadro appare ancora poco maturo:
nel 49% dei casi non c’è interesse ad allargare l’utilizzo degli
strumenti di Ucc all’esterno dell’organizzazione, mentre nel 20% ne è
prevista l’estensione entro i prossimi 12 mesi.

Uno degli aspetti più innovativi che emerge dalla ricerca di
quest’anno è l’affermarsi di nuovi modelli di offerta in logica cloud o
Ucc as a Service. L’adozione del cloud è piuttosto diffusa nei diversi
ambiti con percentuali di penetrazione che vanno dal 23% fino anche al
50%. L’e-mail arriva al 52%, gli Unified Contact Center al 46% e i
sistemi di conferencing e Telepresence al 36%.
Dal punto di
vista dei Cio, l’Osservatorio mostra come la Ucc sia un ambito di
investimento strategico con un trend di crescita positivo e budget
considerevoli, ma ancora caratterizzato da una limitata maturità
nell’utilizzo. “Per uscire da questa fase di sperimentazione – è
l’opinione di Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio –
le aziende dovranno sfruttare la flessibilità che tali soluzioni
offrono puntando a una maggiore integrazione con i sistemi informativi e
con i processi, favorendo nuove forme di organizzazione del lavoro. Le
aziende dovranno anche sforzarsi nel rendere fruibili all’esterno le
soluzioni di collaborazione per creare nuove modalità di interazione con
i clienti finali e altri attori”.
Secondo i responsabili dei
sistemi informativi le aziende dovranno creare un sistema di
collaborazione unificata riducendo, in un caso su quattro, l’overflow
informativo causato dalla coesistenza in azienda di soluzioni diverse e
ridondanti e fare presa sulla naturale predisposizione degli utenti
finali ad utilizzare gli strumenti di collaborazione del mondo consumer,
tendenza che riguarda sempre un’azienda su quattro, offrendo servizi ad
elevata usabilità.
Quanto al fenomeno della consumerizzazione, i dati raccolti
mostrano la chiara di crescita dell’utilizzo di soluzioni consumer con
il diminuire della dimensione aziendale. L’81% delle Pmi che utilizza
strumenti di Ucc fa ricorso a soluzioni consumer; la percentuale scende
al 56% nelle grandi aziende e al 31% in quelle molto grandi. Numerose
aziende utilizzano invece strumenti consumer abbinandoli a quelli di
taglio business.
Le motivazioni all’origine dell’utilizzo di
soluzioni business sono invece principalmente legate alla possibilità di
integrazione con i sistemi informativi aziendali (obiettivo citato dal
45% del campione), maggiore sicurezza dei dati e affidabilità delle
applicazioni (32%), qualità del livello di servizio (27%) e maggiore
riservatezza dei dati (16%). Per contro, coloro che utilizzano soluzioni
consumer lo fanno perché ne riconoscono un’elevata facilità di utilizzo
(61%), costi di implementazione ridotti (41%) e la possibilità di
accedere alle informazioni anche da luoghi diversi dal posto di lavoro
(32%).
Gli strumenti consumer arrivano in azienda in due modi.
Da una parte e nel 58% dei casi, è l’organizzazione che ne spinge
l’utilizzo e la funzione Ict si fa sponsor di queste iniziative;
dall’altra, nel rimanente 42%, sono le Line o gli utenti che, senza
alcun tipo di supporto da parte dell’organizzazione e dell’Ict,
sperimentano autonomamente strumenti consumer per usi professionali.
Un’ultima
indicazione emersa dall’indagine interessa i tablet. Le opportunità di
collaborazione sono aumentate fortemente con il diffondersi dei pc a
tavoletta e secondo i dati dell’ateneo milanese la penetrazione di iPad e
simili si attesta intorno al 50% per le grandi aziende e al 30% per le
Pmi. E circa il 25% delle aziende grandi e grandissime e il 7% delle Pmi
dichiarano di volerli introdurre nei prossimi 12 mesi.