Un organismo in salute, ma momentaneamente anche azzoppato da una crescita dei costi di uno dei suoi principali organi. O “lettere”, la G di Google, dato che l'organismo in questione è Alphabet. La holding di Mountain View nel 2017 ha superato per la prima volta la soglia dei cento miliardi di dollari di fatturato, 110,9 miliardi, con un incremento del 23% rispetto all'anno precedente, ma d'altra parte i profitti sono calati del 35%, a 12,6 miliardi di dollari. E Google è allo stesso tempo la principale responsabile sia del rialzo delle vendite, sia del crollo degli utili: nel corso dell'anno il giro d'affari dell'advertising ha continuato a crescere, specie su mobile (a detta di Emarketer, l'azienda ha raggiunto un market share del 60% nel segmento della pubblicità su mobile), ma d'altra parte si è speso molto per promuovere i servizi cloud, YouTube, gli smart speaker e altri prodotti consumer. Nel quarto trimestre le spese sono aumentate anno-su-anno del 27%, fino a 24,7 miliardi di dollari.

A pesare su Alphabet c'è stata però soprattutto un'altra variabile, rilevante anche per altri colossi tecnologici come Microsoft, Apple e Facebook: le tasse. La nuova legislazione introdotta sotto Donald Trump ha chiesto ai colossi che fatturano all'estero un contributo una tantum, che nel caso della società di Mountain View ammonta a 9,9 miliardi di dollari. Senza tale onere, i profitti avrebbero invece registrato una crescita del 28%, arrivando a 6,84 miliardi.

Nei tre mesi finali dell'anno i click pubblicitari della piattaforma di Google sono aumentati del 43% anno-su-anno, ma è diminuito del 14% il revenue per click, come effetto del minor valore delle inserzioni su mobile. Sull'intero anno l'advertising si è reso responsabile dell'86% del giro d'affari, mentre il restante 14% (15,5 miliardi di dollari) è il frutto delle attività di Waymo (automobili driverless), Verily (scienze della vita) e delle altre divisioni di Alphabet.

L'annuncio del risultati finanziari è giunto in concomitanza con quello dell'abbandono di Eric Schmidt della poltrona di executive chairman, che ha occupato per 16 anni (prima per Google e poi per Alphabet). Gli subentra un altro veterano del board, John Hennessy, un informatico laureato a Stanford, esperto di processori e fedele alla società di Mountain View dal 2004. Schmidt rimane in ogni caso all'interno del consiglio di amministrazione.

 

Eric Schmidt (foto: Reuters)

 

Postilla di queste notizie è la recente apertura di una nuova regione cloudnei Paesi Bassi, regione che va ad ampliare l'attuale piattaforma di Google e che risiede fisicamente all'interno del data center di Eemshaven. La nuova location è quattordicesima nel mondo e la quarta in Europa, dopo le sedi in Belgio, a Londra e a Francoforte. Da qui saranno erogati servizi di computing, storage, networking, sicurezza e Big Data.

 

Attuali (blu) e future (bianco) regioni della Google Cloud Platform