La travagliata relazione tra Apple e le autorità antitrust prosegue, e questa volta l’involontario protagonista è il suo servizio di pagamento digitale, Apple Pay. Al pari di Google, Facebook e Amazon, anche il colosso di Cupertino non è certo nuovo alle indagini antitrust della Commissione Europea, diventate più frequenti e severe negli ultimi anni sotto la guida di Margrethe Vestager. Ora la Commissione ha pubblicato uno Statement of Objections che dà il via formale a indagini su un supposto abuso di posizione dominante, che l’azienda di Tim Cook avrebbe realizzato a partire dal 2015, anno di lancio di Apple Pay.

 

Apple Pay consente ai possessori di iPhone, iPad ed Apple Watch di eseguire transazioni via app e pagamenti contactless tramite chip Nfc (Near Field Communication). E proprio l’Nfc, una tecnologia standard, è l’oggetto della contestazione: Apple, infatti, impedisce alle applicazioni concorrenti di accedere a questa funzione. Di fatto, impone agli utenti l’uso di Apple Pay per i pagamenti digitali.

 

Questo comportamento, secondo le accuse, viola l’articolo 104 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, una norma che vieta l’abuso di posizione dominante. Nel suo Statement of Objections la Commissione Europea ribadisce un fatto noto, e cioè che Apple ha realizzato con i propri dispositivi e software un “ecosistema chiuso”, di cui controlla qualsiasi aspetto di user experience. Un ecosistema a cui spesso gli sviluppatori di applicazioni non possono accedere.

 

(Immagine: Apple)

 

“I pagamenti digitali giocano un ruolo in rapida crescita nella nostra economia digitale”, ha dichiarato Vestager. “Per l’integrazione del mercato dei pagamenti europei è importante che i consumatori possano trarre vantaggio da uno scenario di fatto di concorrenza e innovazione. Abbiamo indicazioni del fatto che Apple ha ristretto l’accesso per le terze parti a una tecnologia chiave, necessaria per sviluppare soluzioni di mobile wallet alternative sui dispositivi Apple. Nel nostro Statement of Objections abbiamo scoperto in via preliminare che Apple potrebbe aver limitato la concorrenza a vantaggio della propria soluzione Apple Pay. Se confermata, una tale condotta sarebbe illegale rispetto alle nostre regole sulla concorrenza”.

 

Nulla è deciso, dunque, e l’investigazione andrà avanti. Nel caso i sospetti della Commissione antitrust venissero confermati, Apple rischia una multa che potrebbe ammontare fino a un massimo del 10% del proprio giro d’affari annuo. Nel frattempo la società ha già replicato alle accuse: “Apple Pay”, ha fatto sapere l’ufficio stampa, “è solo una delle molte opzioni di pagamento disponibili per i consumatori europei,  e ha garantito un accesso equo all’Nfc mentre ha definito standard leader di settore per la privacy e la sicurezza”.