Nel processo di costruzione di un’architettura dei dati, raccontavamo in un articolo precedente, Come integrare e standardizzare le architetture dati, si possono incontrare tre ostacoli: la difficoltà di localizzare le informazioni, le limitazioni delle infrastrutture storage e il problema di come configurare il cloud rispetto al proprio data center.

La soluzione, si diceva, è l’adozione di una visione olistica, di uno stack unificato in grado di contenere il caos generato dalle tante variabili in gioco e dalle tante componenti da integrare.

NetApp ha sviluppato questa soluzione, proponendo uno stack per i servizi di dati supportato da qualsiasi piattaforma, un’architettura che comprende sia lo storage sia i servizi di data management. Questa offerta funziona on-premise, in cloud e con tutte le varianti che stanno nel mezzo. In più, essendo standard, ha un ciclo di vita più lungo rispetto alle soluzioni proprietarie.

I servizi di gestione dello storage e dei dati che fanno parte dell’offerta unificata di NetApp coprono praticamente tutte le esigenze che possono sorgere in azienda, e sono applicabili a qualsiasi strategia, che preveda un uso più o meno esteso del cloud (con tutti i principali provider).

Tra le soluzioni NetApp che possono essere utilizzate per implementare con successo questa visione olistica dell’architettura dati ci sono Cloud Volume Service per AWS e Google Cloud, Cloud Volumes Ontap, Azure NetApp Files e Global File Cache. Insieme a tutti gli altri prodotti, servizi e opzioni  dell’offerta NetApp, integrabili con praticamente tutte le architetture presenti sul mercato, possono contribuire a realizzare una vera ed efficace trasformazione digitale che metta al centro i dati.

 

 

La strategia ibrida e multicloud di NetApp

Gartner ha affermato che le architetture ibride costituiscono le basi di partenza che consentono alle organizzazioni di estendersi oltre i propri data center e nei servizi cloud. Nel Magic Quadrant dedicato allo storage primario, Gartner evidenzia che NetApp ONTAP offre la migliore integrazione con i maggiori fornitori di servizi di cloud storage; inoltre, in un recente articolo, IDC ha affermato che le organizzazioni che cercano di implementare nuovi carichi di lavoro o aggiornare le infrastrutture It dovrebbero prendere in considerazione NetApp, poiché l’offerta della multinazionale è all'avanguardia nell'intersezione tra storage on-premise e cloud ibrido. NetApp è considerata unica nella sua capacità di fornire una gestione dei dati coerente ovunque si voglia conservare i dati.

 

La teoria dei 6 step

La metodologia dei 6 step, introdotta da AWS (“6 Strategies for Migrating Applications to the Cloud”), mira a spiegare i passaggi che i clienti dovrebbero compiere quando cercano di spostare i servizi da un ambiente on-premise nel cloud pubblico.

Quando si adotta una strategia cloud, la prima cosa che si consiglia di fare è capire quali sono i servizi eseguiti internamente che è possibile “riacquistare” all’sterno.

In un modello SaaS, molto spesso il primo passo nel cloud pubblico consiste nell’adozione di Microsoft Office 365. Uno degli aspetti trascurati dai clienti è che si aspettano che l'acquisto di un servizio SaaS fornisca gli stessi livelli di continuità aziendale in caso di ripristino. Ma non è così. Salesforce, ad esempio, consiglia di ricorrere a una terza parte per gestire il backup del suo ambiente, perché i rischi possono arrivare da caricamenti batch dei dati o da dipendenti infedeli, che ovviamente non possono essere gestiti dalla piattaforma del vendor.

NetApp ha contribuito a colmare questa lacuna, mettendo a disposizione le proprie soluzioni di backup SaaS e fornendo un ricco set di funzionalità che consentono di recuperare i dati che potrebbero andare persi nell’utilizzo di un software SaaS.

Il passaggio successivo, sempre suggerito da AWS, consiste nel ricollocare i dati con una metodologia tipicamente lift-and-shift.

La cosa più semplice, in una migrazione al cloud, è spostare ciò che è on-premise in uno dei provider di cloud pubblico. Tuttavia, molto spesso capita che le efficienze che sono state costruite internamente, come la deduplica dei dati, la compattazione e la compressione vengano perse nella migrazione. NetApp ha lavorato duramente con tutti e tre i principali hyper-scaler per incorporare il proprio sistema operativo nei loro ambienti. Ciò significa che quando si cerca di migrare i dati nei diversi cloud, li si sposta su una piattaforma di gestione dei dati comunque integrata con ONTAP. Ciò permette di preservare le stesse funzionalità di efficienza, compressione e compattazione che si avevano a disposizione in locale, con la stessa esperienza utente nel cloud pubblico.

Il terzo passo è la migrazione delle applicazioni. Abbiamo assistito a molti progetti in cui le aziende spostano applicazioni critiche nell’ambiente di uno dei grandi provider e lavorano con NetApp per migliorarne l’esperienza.
Cloud Volume Service (AWS/Google) ed Azure NetApp Files sono servizi nativi erogati e gestiti interamente dagli hyper-scaler. Consentono una migrazione granulare in cloud delle applicazioni basate su file che necessitano di alte performance, bassissima latenza e scalabilità mondiale. Contemporaneamente garantiscono le principali funzionalità di ONTAP come efficientamento, snapshot e cloni istantanei, nonchè la portabilità del dato tramite SnapMirror nel tempo, evitando il lock-in.

Il quarto passaggio è ri-fattorizzare le applicazioni. Molto spesso, quando si parla di re-factoring, si parla di metodologie agili come l'adozione di un approccio DevOps per la distribuzione dei servizi nel cloud. Il più delle volte ciò porta alla containerizzazione e la maggior parte delle aziende sceglie di utilizzare Kubernetes. NetApp, attraverso il progetto Astra, ha creato un livello di astrazione che si trova al di sopra dei provider di cloud pubblico, e che consente di creare oggetti Kubernetes e distribuirli a piacimento in Azure, Google cloud, AWS o anche nell'infrastruttura locale.

Molti clienti scoprono che quando si creano servizi containerizzati, sebbene sia possibile farlo in modo nativo in uno dei cloud pubblici, si genera comunque un lock-in, il che significa che se si creano ad esempio i servizi in Azure e in un secondo momento si desidera spostarli in Google Cloud, potrebbero nascere problemi. Lavorando con il progetto NetApp Astra, il livello di astrazione rende più facile il rilascio e lo spostamento di applicazioni e container tra i cloud pubblici e on-premise, rimuovendo quindi i lock-in.

Il quinto passaggio consiste nel capire che cosa non è possibile spostare in cloud e come gestirlo in locale. Le aziende di solito mirano a creare un ambiente cloud privato che abbia un aspetto e un comportamento simile al cloud pubblico. Ciò significa avere a disposizione agilità, scalabilità e facilità di gestione. In questo scenario NetApp consiglia di costruire un infrastruttura cloud ibrida di alto livello.

Una volta completati tutti questi passaggi, lo step finale è quello di terminare le applicazioni in locale.

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